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Una comunità che loda
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SCOPRIAMO LA NOSTRA CHIESA
Di Luigia Nizzolini
Novembre 2008
Leggendo questo proverbio "Chi conosce apprezza, chi apprezza ama, chi ama protegge e difende" è nata in me l'idea di scrivere un libro che illustrasse i piccoli tesori che la nostra chiesa custodisce in modo da offrire ai suoi fedeli la possibilità di scoprirli e di apprezzarli. Inoltre, anche la chiesa, come ogni altra istituzione, ha una propria storia che fa parte della nostra esistenza e, come tale, merita di essere conosciuta.
Alla realizzazione di questo libro hanno contribuito il parroco don Luigi Peraboni e don Antonio Borsani con la loro disponibilità e "Colombo Ottica e Fotografia" con il materiale che ha messo a disposizione: a loro va il mio più sentito ringraziamento.
"Cenni storici"
L'aumento sempre progressivo della popolazione, quasi raddoppiata in pochi anni, convinse il parroco don Felice Maiocchi che era giunto il momento di pensare alla costruzione di una nuova chiesa più ampia in sostituzione della vecchia parrocchiale che conteneva a fatica 500 persone. In un documento custodito nell'Archivio parrocchiale si legge "Urgente la necessità di costruire a Villa Cortese una nuova chiesa parrocchiale reclamata dalla pubblica igiene e dal continuo aumento della popolazione, il parroco, dietro approvazione e speciale incoraggiamento di Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo Andrea Ferrari, pronto a favorire l'opera nel minor tempo possibile, si è rivolto ai possidenti del paese perché venissero in aiuto".
In quel periodo, inoltre, si erano verificate pericolose avarie al campanile della vecchia chiesa parrocchiale, come risulta dalle annotazioni d'archivio: "forse per il soverchio abuso nel suono delle campane, una grave fenditura si è scoperta sotto la campana maggiore, minacciante lo sfasciamento soprastante del campanile". Questo campanile verrà demolito il 23 gennaio 1934.
Dopo diverse riunioni con i rappresentanti dei fedeli e decisi incoraggiamenti di S. E. il Cardinale Arcivescovo, il 6 gennaio 1910, durante la messa solenne, il parroco rivolse ai fedeli un primo caldo appello, dimostrando l'urgente necessità di una nuova chiesa e li esortò a concorrere con un'offerta e con prestazioni di mano d'opera. La maggioranza dei fedeli accolse con entusiasmo l'invito del parroco, dando la propria disponibilità per una giornata di lavoro. A questo appello rispose anche un possidente del paese, il signor Francesco Ferrazzi, il quale offrì alla Fabbriceria della parrocchia un appezzamento di terreno di circa 8 pertiche per la costruzione della nuova chiesa e accessori, compresa la piazza antistante e la casa parrocchiale con annesso orto, per un valore di Lire 9.000 (come risulta dall'atto di donazione). Questa generosa offerta fu di incoraggiamento a tutti gli abitanti compresi quelli che si erano opposti a questa nuova costruzione.
Deciso il punto in cui sarebbe sorta la nuova chiesa, occorreva trovare l'architetto che ne redigesse il progetto e ne assumesse la direzione e la responsabilità. Venne mostrato al parroco un bel progetto di chiesa in stile gotico lombardo, opera del giovane ingegnere Ettore Malinverni di San Giorgio su Legnano, progetto che riscosse la generale approvazione. Al capomastro signor Pietro Cardani di Busto Garolfo venne affidato l'incarico di effettuarne le fondamenta.
Il 4 aprile 1910, durante una funzione pomeridiana, S.E. il Cardinale Andrea Ferrari posò la prima pietra. Al 31 dicembre dello stesso anno si era arrivati alla copertura con tetto delle due navate laterali e delle quattro cappelle.
Al 24 dicembre 1911, vennero installati dei parafulmini in difesa della chiesa. Il 24 ottobre 1914 la nuova chiesa venne aperta al culto. Il giorno seguente, alle ore 10.30, nella forma liturgica più solenne, ebbe luogo la benedizione della nuova chiesa per opera di S.E. don Angelo Boschetti, Prevosto Vicario Foraneo di Dairago, delegato dal Cardinale Andrea Ferrari.
La nuova parrocchiale venne dedicata a San Vittore martire come la precedente. In un documento si legge: "finalmente dopo quasi cinque anni di intenso lavoro, di ansie, trepidazioni, controversie e speranze, la costruzione della nuova chiesa parrocchiale ebbe il suo felice compimento nelle parti sostanziali, pavimentazione esclusa, che verrà effettuata nella seconda metà di maggio (1915) per opera del signor Ferdinando Cardani di Busto Garolfo e verrà inaugurata il 22 luglio con una messa solenne in suffragio della compianta signora Rosa Tosi Bertarelli, grande benefattrice. Prima della sua consacrazione passeranno diversi anni a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.
Comunque, tutte le funzioni religiose verranno celebrate in questa chiesa. Il Santissimo, tuttavia, rimaneva nella vecchia chiesa parrocchiale e, prima di ogni funzione, veniva traslato in processione nella nuova chiesa.
Il trasferimento definitivo dalla vecchia alla nuova parrocchiale venne concluso il 6 dicembre 1915, finché nel 1922 come risulta dalla "Cronistoria parrocchiale" la nuova chiesa fu consacrata. "Dopo otto anni di intensa aspettativa, finalmente, il 21 ottobre 1922 si ebbe la soddisfazione di vedere consacrata la nostra nuova e bella chiesa parrocchiale.
Il nostro Arcivescovo Monsignor Eugenio Tosi aveva assunto formale impegno di personalmente compiere il sacro rito; ma, impedito dalla sua cagionevole salute, vi delega il suo benemerito Ausiliare Giovanni Rossi".
La vecchia parrocchiale rimase comunque consacrata fino al 15 dicembre 1939, quando giunse il decreto di sconsacrazione.
"Il Campanile e il Coro"
Alla morte del parroco don Felice Maiocchi (18 febbraio 1931) fu nominato parroco di Villa Cortese don Enrico Basilico che fece il suo ingresso ufficiale domenica 22 luglio 1931.
Qualche giorno più tardi il signor Giuseppe Rabbolini gli comunicò che la popolazione desiderava vivamente erigere il campanile come completamento della nuova chiesa perché il campanile della vecchia parrocchiale, che veniva ancora usato, era pericolante. Il parroco fece notare che "Primo desiderio del suo predecessore era di provvedere alle cose più necessarie in chiesa e tra queste il coro, il presbiterio e la credenza, come risulta dal suo testamento" (Da Cronistoria Parrocchiale). Dopo animata discussione venne affidato al parroco l'incarico per la costruzione del coro e la scelta dell'ingegnere per il preventivo e il disegno del campanile. Il 30 agosto 1931 don Enrico radunò nella casa parrocchiale i Fabbriceri per informarli che la ditta Galli di Inverigo (Como) aveva presentato un progetto per coro a credenza e presbiterio artisticamente lavorato in noce al costo di Lire 30.000.
Mostrò pure il progetto del nuovo campanile, eseguito dall'architetto Ugo Zanchetta di Milano. Fece notare che si trattava di un progetto veramente artistico e consono alle linee gotiche della chiesa. Il preventivo si aggirava sulle 151.000 Lire.
I Fabbriceri si riproposero di esprimere il proprio parere dopo essersi consultati. Il 10 settembre si riunirono di nuovo in casa parrocchiale e i Fabbriceri espressero parere positivo. Si formò così una commissione, presieduta dal dott. Giannino Tosi, con il compito di controllare l'andamento dei lavori e di raccogliere i fondi necessari.
La prima offerta fu versata dalle mamme di Villa Cortese il 27 settembre dello stesso anno.
Il 15 ottobre il parroco convocò, presso la casa parrocchiale, un gruppo di operai della ditta Crespi e dello stabilimento Fabio Vignati e propose loro di lavorare una mezz'ora al giorno per sei mesi per il campanile.
Dopo un'animata discussione si arrivò a questa decisione: i dipendenti dello stabilimento Vignati avrebbero offerto ogni quindici giorni Lire 1,40 ciascuno, mentre gli operai della ditta Crespi Lire 1 ciascuno fino all'estinzione della spesa totale che avverrà il 9 settembre 1943.
Due mesi più tardi, cioè la sera del 18 dicembre, previo avviso in chiesa, don Enrico si recò al Circolo locale per incontrare gli operai che lavoravano fuori paese e li invitò a dare il proprio contributo per le spese del campanile. Anch'essi si impegnarono, a partire dal gennaio 1932, a consegnare, ogni ultima domenica del mese, la loro offerta alle incaricate che si sarebbero presentate a casa loro. Anche le famiglie benestanti contribuirono alle spese.
Restavano i contadini. Il parroco chiese anche a loro un contributo come risulta da questo documento: "Dopo i signori e gli operai è ben giusto che anche le famiglie dei contadini di Villa Cortese concorrano alla erezione del nuovo campanile.
Perciò vi invito a dare un quantaro di frumento per ogni sacco di raccolto, due polli all'anno per famiglia e le uova che le galline producono nei giorni festivi da febbraio ad agosto. La raccolta delle uova sarà effettuata da tre gruppi di bambine che tutte le feste si presenteranno alle vostre case".
Anche il Municipio di Busto Garolfo partecipò al pagamento di questa spesa: infatti nella Cronistoria Parrocchiale si legge " Il signor Podestà ha fatto pervenire al parroco di Villa Cortese la somma di Lire 10.000 da suddividere così: Lire 7.500 per il campanile e Lire 2.500 da depositare in Curia Pro Beneficio Parrocchiale, avendo il Beneficio ceduto al Comune, il così detto Vignolo, per la nuova strada comunale che da Villa Cortese va a Busto Garolfo".
Il 3 ottobre 1931 una squadra di operai di Villa Cortese, sotto la direzione del capomastro Pietro Candiani di Busto Garolfo, iniziò i lavori di scavo per porre le fondamenta del nuovo campanile.
Il 23 ottobre 1931 alle ore 15.00 S.E. il Cardinale Ildefonso Schuster ne benedisse la prima pietra.
I lavori per la costruzione del campanile iniziarono il 25 maggio 1932 e si conclusero il 9 novembre dello stesso anno.
Tra i mattoni, come risulta da un documento custodito nell'Archivio parrocchiale, e precisamente nel lato sinistro, se si guarda il campanile dalla piazza, "è stata inserita una bottiglia di vetro con una scrittura che ricorderà ai posteri tutta la fede e la generosità di Villa Cortese per la costruzione del nuovo campanile". Alla sommità del campanile la ditta Politi di Milano, il giorno 25 novembre 1932, pose una cuspide di rame dal peso di 6 quintali e una sfera, pure di rame ricoperta con lamine d'oro, di circa 60 centimetri di diametro, sormontata da una croce sulla cui cima la ditta Antonio Rivolta di Lomazzo (Como) innestò l'asta di un parafulmine con punta in platino con circa 80 metri di cordone di rame per la conduttura.
La spesa totale per il nuovo campanile fu di Lire 150.200.
"Le Campane nuove"
Terminato il campanile, si incominciò a pensare alle campane. Il 17 aprile 1933, il parroco Don Enrico Basilico firmò con la ditta Oltolina di Seregno un contratto per otto campane in si-bemolle, due delle quali verranno donate dal Cavaliere Cesare Cerana. Per ottenere queste campane verranno fuse le cinque che nel 1889 furono poste sul campanile della vecchia parrocchiale.
Il 10 agosto 1933 il Parroco coi Fabbriceri e un gruppo di parrocchiani si recarono a Seregno per presenziare alla fusione delle nuove campane. Così si legge in un documento d'archivio: "Il Parroco benedice il metallo che bolle nel forno ed alle ore 13,10 si apre il forno ed il metallo scende in rigagnoli e va a riempire i modelli preparati". Le nuove campane arrivarono in paese il 16 settembre alle ore 16 come risulta da questo documento: " Una staffetta avvisa che i carri con le campane sono in San Giorgio. Vicino allo stabilimento Fabio Vignati c'è molta gente e lì è preparato un arco trionfale.
Lì si dirige anche il Clero e gli industriali di Villa Cortese (il Cavaliere Cesare Cerana con la moglie, il Dottor Giannino Tosi e il segretario politico signor Rino Rabbolini). Ore 16,20: arrivano i carri preceduti dalla musica locale, si fermano sotto l'arco, il Cavaliere Cerana taglia il nastro tricolore steso sotto l'arco.
I carri, sempre preceduti dalla musica e seguiti dagli invitati, fanno il giro del paese in mezzo a due fitte ali di popolo plaudente e commosso e giungono nel cortile dell'asilo.
La mattina del giorno successivo si appendono al cavallo preparato appositamente, attendendo la consacrazione episcopale prima di essere poste sul campanile".
In questo stesso giorno si festeggiò anche il 25° di sacerdozio del parroco don Enrico Basilico e l'inaugurazione del nuovo campanile.
"A chi sono dedicate le nuove campane?"
Dall'incisione posta su ogni campana possiamo sapere a chi furono dedicate.
La prima, cioè la più grossa, fu dedicata alla Redenzione a ricordo: del XIX° centenario della Redenzione, del 75° anniversario del dogma dell'Immacolata e del 25° di messa del parroco.
La seconda alla Beata Vergine del Rosario, compatrona della nostra parrocchia.
La terza a San Vittore Martire patrono di Villa Cortese.
La quarta a San Grato.
La quinta a San Fermo.
La sesta alle anime sante del Purgatorio.
La settima al Sacro Cuore di Gesù.
Fino ad arrivare all'ottava, cioè la più piccola dedicata ai Santissimi Angeli Custodi.
"La Benedizione della Campane"
A questo proposito, nella Cronistoria Parrocchiale si legge: "Il giorno 18 dicembre 1933 alle ore 15 arriva in parrocchia S. E. il Cardinale. Viene ricevuto alla porta della chiesa dal Prevosto di Dairago con quasi tutti i parroci e i coadiutori della Pieve. Dopo i saluti di rito il Cardinale si informa sui programmi delle varie associazioni e, dopo avere tenuto la dottrina ai bambini, arriva all'asilo dove consacra le otto campane. Prima di partire visita anche il Cimitero, la vecchia chiesa parrocchiale, la chiesa di San Fermo e la Grotta dove lo attendono i bambini dell'Oratorio. Si è omesso San Grato per la strada impraticabile: 40 centimetri di neve e 18 gradi sotto lo zero".
"Chi furono i padrini e le madrine delle campane?"
I loro nomi sono riportati in un documento d'archivio e precisamente: la prima campana: Cavaliere Cesare Cerana e la figlia Enrica, la seconda campana: Podestà Grosso e Lina Scherioni di Magenta, la terza campana: Angelo Porta e Orsolina Mocchetti, la quarta campana: Marino Vago e la moglie Maria Cerana, la quinta campana: Alberto Mazzucchelli e la moglie Eva, la sesta campana: Rino Rabbolini, segretario politico, e la moglie Argentina, la settima campana: Luigi Rabbolini e Lucia Colombo, l'ottava campana: Alberto Galliverti e Angelina Colombo.
In occasione del Santo Natale e precisamente nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 1933, si volle ad ogni costo mettere in funzione le nuove campane, perciò una squadra di operai della ditta Ottolina più un gruppo di volontari del paese "lavorarono alla luce di una lampada per diversi giorni fino a notte fonda finché alle ore 23,30 del 23 dicembre la messa in opera fu terminata. Gli operai incominciarono a suonare a distesa le otto campane. La popolazione si svegliò e, uomini e donne, si affollarono sulla piazza per meglio sentire il nuovo concerto che durò per qualche ora e che fu di piena soddisfazione per tutti" (dalla Cronistoria Parrocchiale). Le campane, però, venivano azionate manualmente: questo richiedeva l'intervento di diversi volontari che non sempre si riusciva a trovare. Per ovviare a questa difficoltà, nel 1960, il parroco don Carlo Torretta, successo a don Enrico Basilico, morto il 5 marzo 1949, decise, previa consultazione dei fedeli, di installare un impianto elettrico simile a quello in funzione nella parrocchia di Borsano. Si diede l'incarico alla ditta De Antoni di Chiari (Brescia) e nel giro di tre mesi le otto campane furono in grado di suonare a distesa, a concerto e a carillon senza alcuna fatica.
"Il Sagrato"
Terminata la chiesa, si presentò un nuovo problema: la costruzione del sagrato. La piazza antistante la chiesa non era selciata per cui, soprattutto nelle giornate di pioggia, quando i fedeli entravano in chiesa per partecipare alle funzioni religiose, vi portavano il fango della strada. "Questo fango corrode le piastrelle e ne va di mezzo anche il pavimento: ecco la necessità del sagrato" (nota d'archivio). Già nel 1938 il parroco Don Enrico Basilico, a questo proposito, aveva contattato la Curia e ne aveva parlato ai fedeli.
Dopo varie peripezie si giunse alla costruzione del sagrato che avvenne dal 6 al 18 febbraio 1939.
Antico crocifisso proveniente dalla vecchia parrocchiale in cui era conservato in una cappella detta Appunto "Cappella del Crocifisso" Fu benedetto da San Carlo durante la peste, mentre si stava recando nella Pieve di Dairago.
Venne trasportato nell'attuale chiesa parrocchiale il 9 settembre 1939 dopo la funzione pomeridiana dei vesperi dove rimase esposto per tutta la settimana. Questo crocifisso fu traslato dal parroco don Enrico Basilico seguito da tutta la popolazione. Ora si trova nella sacrestia.
La statua si pensa appartenga al XVI° secolo mentre il legno della croce è molto più recente.
"La Facciata"
Come nella maggioranza delle chiese la facciata è rivolta ad occidente, punto in cui la luce del giorno diminuisce, mentre l'altare principale è posto ad oriente, dove il sole sorge: il credente, oltrepassato il portale, va verso la luce, cioè verso Dio. Essa presenta un profilo a capanna ed è suddivisa in tre parti ben evidenziate da pilastri. La parte centrale, più slanciata rispetto alle due laterali, è sormontata da una grande croce. Sia sopra il portone centrale che sopra le porte laterali è posto un rosone che spicca sulla facciata. Sulla sommità di ogni pilastro si può osservare il simbolo di un evangelista: il vitello rappresenta San Luca, l'angelo San Matteo, l'aquila San Giovanni e il leone alato San Marco.
Nel 1963, il parroco don Carlo Torretta, visti i numerosi buchi che si erano aperti nel muro, decise di intervenire.
Dopo aver consultato i parrocchiani, si rivolse alla ditta Muzio di Fagnano Olona la quale rivestì tutta la facciata con mattonelle rosse contrassegnate da questo simbolo " ,, (M significa Maria e la croce significa Gesù) e ne valorizzò i rosoni con degli archetti in cotto.
Questo rivestimento ne sottolinea, con il suo colore caldo, la linea architettonica sobria.
"L'Interno"
L'interno, a croce latina e di stile gotico moderno, è diviso in tre navate da colonne e pilastri con capitelli decorati da elementi floreali ed è rischiarato da vetrate istoriate a colori e da rosoni che, oltre a conferire alla chiesa una particolare atmosfera di raccoglimento, rappresentano una catechesi visualizzata.
Si può cogliere la loro bellezza osservandole dall'interno: inondate di luce, risultano in contrasto con la penombra dell'ambiente, creando un'atmosfera veramente suggestiva. Sia le vetrate che i rosoni sono opera dell'artista Sante Pizzol e sono abbastanza recenti: infatti sono stati collocati tra il 1987 e il 2002 per volere del parroco don Antonio Borsani che rimase a capo della nostra comunità dal 22 gennaio 1984 al 15 giugno 2002. Appena varcato il portale principale , ci appare l'interno della chiesa in tutta la sua bellezza e si è accolti dai quadri dei 12 Apostoli, posizionati sulle colonne della navata centrale il 23 dicembre 2007: sembra vogliano guidarci a Gesù presente nel tabernacolo. Quest'opera è stata realizzata dal pittore Giampiero Pariani, nostro compaesano, su richiesta di don Luigi Peraboni nominato parroco di Villa Cortese il 15 giugno 2002.
Andrea Ferrari posò la prima pietra. Al 31 dicembre dello stesso anno si era arrivati alla copertura con tetto delle due navate laterali e delle quattro cappelle.
Al 24 dicembre 1911, vennero installati dei parafulmini in difesa della chiesa. Il 24 ottobre 1914 la nuova chiesa venne aperta al culto. Il giorno seguente, alle ore 10.30, nella forma liturgica più solenne, ebbe luogo la benedizione della nuova chiesa per opera di S.E. don Angelo Boschetti, Prevosto Vicario Foraneo di Dairago, delegato dal Cardinale Andrea Ferrari.
La nuova parrocchiale venne dedicata a San Vittore martire come la precedente. In un documento si legge: "finalmente dopo quasi cinque anni di intenso lavoro, di ansie, trepidazioni, controversie e speranze, la costruzione della nuova chiesa parrocchiale ebbe il suo felice compimento nelle parti sostanziali, pavimentazione esclusa, che verrà effettuata nella seconda metà di maggio (1915) per opera del signor Ferdinando Cardani di Busto Garolfo e verrà inaugurata il 22 luglio con una messa solenne in suffragio della compianta signora Rosa Tosi Bertarelli, grande benefattrice. Prima della sua consacrazione passeranno diversi anni a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.
Comunque, tutte le funzioni religiose verranno celebrate in questa chiesa. Il Santissimo, tuttavia, rimaneva nella vecchia chiesa parrocchiale e, prima di ogni funzione, veniva traslato in processione nella nuova chiesa.
Il trasferimento definitivo dalla vecchia alla nuova parrocchiale venne concluso il 6 dicembre 1915, finché nel 1922 come risulta dalla "Cronistoria parrocchiale" la nuova chiesa fu consacrata. "Dopo otto anni di intensa aspettativa, finalmente, il 21 ottobre 1922 si ebbe la soddisfazione di vedere consacrata la nostra nuova e bella chiesa parrocchiale.
Il nostro Arcivescovo Monsignor Eugenio Tosi aveva assunto formale impegno di personalmente compiere il sacro rito; ma, impedito dalla sua cagionevole salute, vi delega il suo benemerito Ausiliare Giovanni Rossi".
La vecchia parrocchiale rimase comunque consacrata fino al 15 dicembre 1939, quando giunse il decreto di sconsacrazione.
"Il Campanile e il Coro"
Alla morte del parroco don Felice Maiocchi (18 febbraio 1931) fu nominato parroco di Villa Cortese don Enrico Basilico che fece il suo ingresso ufficiale domenica 22 luglio 1931.
Qualche giorno più tardi il signor Giuseppe Rabbolini gli comunicò che la popolazione desiderava vivamente erigere il campanile come completamento della nuova chiesa perché il campanile della vecchia parrocchiale, che veniva ancora usato, era pericolante. Il parroco fece notare che "Primo desiderio del suo predecessore era di provvedere alle cose più necessarie in chiesa e tra queste il coro, il presbiterio e la credenza, come risulta dal suo testamento" (Da Cronistoria Parrocchiale). Dopo animata discussione venne affidato al parroco l'incarico per la costruzione del coro e la scelta dell'ingegnere per il preventivo e il disegno del campanile. Il 30 agosto 1931 don Enrico radunò nella casa parrocchiale i Fabbriceri per informarli che la ditta Galli di Inverigo (Como) aveva presentato un progetto per coro a credenza e presbiterio artisticamente lavorato in noce al costo di Lire 30.000.
Mostrò pure il progetto del nuovo campanile, eseguito dall'architetto Ugo Zanchetta di Milano. Fece notare che si trattava di un progetto veramente artistico e consono alle linee gotiche della chiesa. Il preventivo si aggirava sulle 151.000 Lire.
I Fabbriceri si riproposero di esprimere il proprio parere dopo essersi consultati. Il 10 settembre si riunirono di nuovo in casa parrocchiale e i Fabbriceri espressero parere positivo. Si formò così una commissione, presieduta dal dott. Giannino Tosi, con il compito di controllare l'andamento dei lavori e di raccogliere i fondi necessari.
La prima offerta fu versata dalle mamme di Villa Cortese il 27 settembre dello stesso anno.
Il 15 ottobre il parroco convocò, presso la casa parrocchiale, un gruppo di operai della ditta Crespi e dello stabilimento Fabio Vignati e propose loro di lavorare una mezz'ora al giorno per sei mesi per il campanile.
Dopo un'animata discussione si arrivò a questa decisione: i dipendenti dello stabilimento Vignati avrebbero offerto ogni quindici giorni Lire 1,40 ciascuno, mentre gli operai della ditta Crespi Lire 1 ciascuno fino all'estinzione della spesa totale che avverrà il 9 settembre 1943.
Due mesi più tardi, cioè la sera del 18 dicembre, previo avviso in chiesa, don Enrico si recò al Circolo locale per incontrare gli operai che lavoravano fuori paese e li invitò a dare il proprio contributo per le spese del campanile. Anch'essi si impegnarono, a partire dal gennaio 1932, a consegnare, ogni ultima domenica del mese, la loro offerta alle incaricate che si sarebbero presentate a casa loro. Anche le famiglie benestanti contribuirono alle spese.
Restavano i contadini. Il parroco chiese anche a loro un contributo come risulta da questo documento: "Dopo i signori e gli operai è ben giusto che anche le famiglie dei contadini di Villa Cortese concorrano alla erezione del nuovo campanile.
Perciò vi invito a dare un quantaro di frumento per ogni sacco di raccolto, due polli all'anno per famiglia e le uova che le galline producono nei giorni festivi da febbraio ad agosto. La raccolta delle uova sarà effettuata da tre gruppi di bambine che tutte le feste si presenteranno alle vostre case".
Anche il Municipio di Busto Garolfo partecipò al pagamento di questa spesa: infatti nella Cronistoria Parrocchiale si legge " Il signor Podestà ha fatto pervenire al parroco di Villa Cortese la somma di Lire 10.000 da suddividere così: Lire 7.500 per il campanile e Lire 2.500 da depositare in Curia Pro Beneficio Parrocchiale, avendo il Beneficio ceduto al Comune, il così detto Vignolo, per la nuova strada comunale che da Villa Cortese va a Busto Garolfo".
Il 3 ottobre 1931 una squadra di operai di Villa Cortese, sotto la direzione del capomastro Pietro Candiani di Busto Garolfo, iniziò i lavori di scavo per porre le fondamenta del nuovo campanile.
Il 23 ottobre 1931 alle ore 15.00 S.E. il Cardinale Ildefonso Schuster ne benedisse la prima pietra.
I lavori per la costruzione del campanile iniziarono il 25 maggio 1932 e si conclusero il 9 novembre dello stesso anno.
Tra i mattoni, come risulta da un documento custodito nell'Archivio parrocchiale, e precisamente nel lato sinistro, se si guarda il campanile dalla piazza, "è stata inserita una bottiglia di vetro con una scrittura che ricorderà ai posteri tutta la fede e la generosità di Villa Cortese per la costruzione del nuovo campanile". Alla sommità del campanile la ditta Politi di Milano, il giorno 25 novembre 1932, pose una cuspide di rame dal peso di 6 quintali e una sfera, pure di rame ricoperta con lamine d'oro, di circa 60 centimetri di diametro, sormontata da una croce sulla cui cima la ditta Antonio Rivolta di Lomazzo (Como) innestò l'asta di un parafulmine con punta in platino con circa 80 metri di cordone di rame per la conduttura.
La spesa totale per il nuovo campanile fu di Lire 150.200.
"Le Campane nuove"
Terminato il campanile, si incominciò a pensare alle campane. Il 17 aprile 1933, il parroco Don Enrico Basilico firmò con la ditta Oltolina di Seregno un contratto per otto campane in si-bemolle, due delle quali verranno donate dal Cavaliere Cesare Cerana. Per ottenere queste campane verranno fuse le cinque che nel 1889 furono poste sul campanile della vecchia parrocchiale.
Il 10 agosto 1933 il Parroco coi Fabbriceri e un gruppo di parrocchiani si recarono a Seregno per presenziare alla fusione delle nuove campane. Così si legge in un documento d'archivio: "Il Parroco benedice il metallo che bolle nel forno ed alle ore 13,10 si apre il forno ed il metallo scende in rigagnoli e va a riempire i modelli preparati". Le nuove campane arrivarono in paese il 16 settembre alle ore 16 come risulta da questo documento: " Una staffetta avvisa che i carri con le campane sono in San Giorgio. Vicino allo stabilimento Fabio Vignati c'è molta gente e lì è preparato un arco trionfale.
Lì si dirige anche il Clero e gli industriali di Villa Cortese (il Cavaliere Cesare Cerana con la moglie, il Dottor Giannino Tosi e il segretario politico signor Rino Rabbolini). Ore 16,20: arrivano i carri preceduti dalla musica locale, si fermano sotto l'arco, il Cavaliere Cerana taglia il nastro tricolore steso sotto l'arco.
I carri, sempre preceduti dalla musica e seguiti dagli invitati, fanno il giro del paese in mezzo a due fitte ali di popolo plaudente e commosso e giungono nel cortile dell'asilo.
La mattina del giorno successivo si appendono al cavallo preparato appositamente, attendendo la consacrazione episcopale prima di essere poste sul campanile".
In questo stesso giorno si festeggiò anche il 25° di sacerdozio del parroco don Enrico Basilico e l'inaugurazione del nuovo campanile.
"A chi sono dedicate le nuove campane?"
Dall'incisione posta su ogni campana possiamo sapere a chi furono dedicate.
La prima, cioè la più grossa, fu dedicata alla Redenzione a ricordo: del XIX° centenario della Redenzione, del 75° anniversario del dogma dell'Immacolata e del 25° di messa del parroco.
La seconda alla Beata Vergine del Rosario, compatrona della nostra parrocchia.
La terza a San Vittore Martire patrono di Villa Cortese.
La quarta a San Grato.
La quinta a San Fermo.
La sesta alle anime sante del Purgatorio.
La settima al Sacro Cuore di Gesù.
Fino ad arrivare all'ottava, cioè la più piccola dedicata ai Santissimi Angeli Custodi.
"La Benedizione della Campane"
A questo proposito, nella Cronistoria Parrocchiale si legge: "Il giorno 18 dicembre 1933 alle ore 15 arriva in parrocchia S. E. il Cardinale. Viene ricevuto alla porta della chiesa dal Prevosto di Dairago con quasi tutti i parroci e i coadiutori della Pieve. Dopo i saluti di rito il Cardinale si informa sui programmi delle varie associazioni e, dopo avere tenuto la dottrina ai bambini, arriva all'asilo dove consacra le otto campane. Prima di partire visita anche il Cimitero, la vecchia chiesa parrocchiale, la chiesa di San Fermo e la Grotta dove lo attendono i bambini dell'Oratorio. Si è omesso San Grato per la strada impraticabile: 40 centimetri di neve e 18 gradi sotto lo zero".
"Chi furono i padrini e le madrine delle campane?"
I loro nomi sono riportati in un documento d'archivio e precisamente: la prima campana: Cavaliere Cesare Cerana e la figlia Enrica, la seconda campana: Podestà Grosso e Lina Scherioni di Magenta, la terza campana: Angelo Porta e Orsolina Mocchetti, la quarta campana: Marino Vago e la moglie Maria Cerana, la quinta campana: Alberto Mazzucchelli e la moglie Eva, la sesta campana: Rino Rabbolini, segretario politico, e la moglie Argentina, la settima campana: Luigi Rabbolini e Lucia Colombo, l'ottava campana: Alberto Galliverti e Angelina Colombo.
In occasione del Santo Natale e precisamente nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 1933, si volle ad ogni costo mettere in funzione le nuove campane, perciò una squadra di operai della ditta Ottolina più un gruppo di volontari del paese "lavorarono alla luce di una lampada per diversi giorni fino a notte fonda finché alle ore 23,30 del 23 dicembre la messa in opera fu terminata. Gli operai incominciarono a suonare a distesa le otto campane. La popolazione si svegliò e, uomini e donne, si affollarono sulla piazza per meglio sentire il nuovo concerto che durò per qualche ora e che fu di piena soddisfazione per tutti" (dalla Cronistoria Parrocchiale). Le campane, però, venivano azionate manualmente: questo richiedeva l'intervento di diversi volontari che non sempre si riusciva a trovare. Per ovviare a questa difficoltà, nel 1960, il parroco don Carlo Torretta, successo a don Enrico Basilico, morto il 5 marzo 1949, decise, previa consultazione dei fedeli, di installare un impianto elettrico simile a quello in funzione nella parrocchia di Borsano. Si diede l'incarico alla ditta De Antoni di Chiari (Brescia) e nel giro di tre mesi le otto campane furono in grado di suonare a distesa, a concerto e a carillon senza alcuna fatica.
"Il Sagrato"
Terminata la chiesa, si presentò un nuovo problema: la costruzione del sagrato. La piazza antistante la chiesa non era selciata per cui, soprattutto nelle giornate di pioggia, quando i fedeli entravano in chiesa per partecipare alle funzioni religiose, vi portavano il fango della strada. "Questo fango corrode le piastrelle e ne va di mezzo anche il pavimento: ecco la necessità del sagrato" (nota d'archivio). Già nel 1938 il parroco Don Enrico Basilico, a questo proposito, aveva contattato la Curia e ne aveva parlato ai fedeli.
Dopo varie peripezie si giunse alla costruzione del sagrato che avvenne dal 6 al 18 febbraio 1939.
Antico crocifisso proveniente dalla vecchia parrocchiale in cui era conservato in una cappella detta Appunto "Cappella del Crocifisso" Fu benedetto da San Carlo durante la peste, mentre si stava recando nella Pieve di Dairago.
Venne trasportato nell'attuale chiesa parrocchiale il 9 settembre 1939 dopo la funzione pomeridiana dei vesperi dove rimase esposto per tutta la settimana. Questo crocifisso fu traslato dal parroco don Enrico Basilico seguito da tutta la popolazione. Ora si trova nella sacrestia.
La statua si pensa appartenga al XVI° secolo mentre il legno della croce è molto più recente.
"La Facciata"
Come nella maggioranza delle chiese la facciata è rivolta ad occidente, punto in cui la luce del giorno diminuisce, mentre l'altare principale è posto ad oriente, dove il sole sorge: il credente, oltrepassato il portale, va verso la luce, cioè verso Dio. Essa presenta un profilo a capanna ed è suddivisa in tre parti ben evidenziate da pilastri. La parte centrale, più slanciata rispetto alle due laterali, è sormontata da una grande croce. Sia sopra il portone centrale che sopra le porte laterali è posto un rosone che spicca sulla facciata. Sulla sommità di ogni pilastro si può osservare il simbolo di un evangelista: il vitello rappresenta San Luca, l'angelo San Matteo, l'aquila San Giovanni e il leone alato San Marco.
Nel 1963, il parroco don Carlo Torretta, visti i numerosi buchi che si erano aperti nel muro, decise di intervenire.
Dopo aver consultato i parrocchiani, si rivolse alla ditta Muzio di Fagnano Olona la quale rivestì tutta la facciata con mattonelle rosse contrassegnate da questo simbolo " ,, (M significa Maria e la croce significa Gesù) e ne valorizzò i rosoni con degli archetti in cotto.
Questo rivestimento ne sottolinea, con il suo colore caldo, la linea architettonica sobria.
"L'Interno"
L'interno, a croce latina e di stile gotico moderno, è diviso in tre navate da colonne e pilastri con capitelli decorati da elementi floreali ed è rischiarato da vetrate istoriate a colori e da rosoni che, oltre a conferire alla chiesa una particolare atmosfera di raccoglimento, rappresentano una catechesi visualizzata.
Si può cogliere la loro bellezza osservandole dall'interno: inondate di luce, risultano in contrasto con la penombra dell'ambiente, creando un'atmosfera veramente suggestiva. Sia le vetrate che i rosoni sono opera dell'artista Sante Pizzol e sono abbastanza recenti: infatti sono stati collocati tra il 1987 e il 2002 per volere del parroco don Antonio Borsani che rimase a capo della nostra comunità dal 22 gennaio 1984 al 15 giugno 2002. Appena varcato il portale principale , ci appare l'interno della chiesa in tutta la sua bellezza e si è accolti dai quadri dei 12 Apostoli, posizionati sulle colonne della navata centrale il 23 dicembre 2007: sembra vogliano guidarci a Gesù presente nel tabernacolo. Quest'opera è stata realizzata dal pittore Giampiero Pariani, nostro compaesano, su richiesta di don Luigi Peraboni nominato parroco di Villa Cortese il 15 giugno 2002.
Pianta della Chiesa
GIUDA era soprannominato Taddeo (dal petto largo, cioè magnanimo) per distinguerlo da Giuda Iscariota, colui che tradì Gesù e lo consegnò ai sommi sacerdoti per trenta denari. Di questo apostolo, che fu un grande testimone della fede cristiana, abbiamo poche notizie. Sappiamo che predicò il Vangelo dapprima in Giudea, Galilea e Samaria, poi in Siria e Mesopotamia.
A lui è stata attribuita una delle "Lettere del Nuovo Testamento" che vengono dette "cattoliche" in quanto sono indirizzate non a una determinata Chiesa, ma "agli eletti" che vivono nell'amore di Dio Padre e sono preservati per Gesù Cristo. Viene rappresentato con in mano una lancia, simbolo del suo martirio. La Chiesa lo ricorda il 28 ottobre.
GIACOMO IL MINORE, detto anche il Giusto, fece parte del gruppo dei 12 Apostoli scelti personalmente da Gesù. Era originario di Nazaret ed era figlio di Alfeo e di una Maria appartenente al gruppo delle pie donne.
Nella Chiesa di Gerusalemme svolse un ruolo molto importante. Il suo nome è legato anche al "Protovangelo di Giacomo" libro sacro non riconosciuto dalla Chiesa, nel quale esalta la santità e la verginità della Madonna e alle "lettere cattoliche" nelle quali insiste molto sulla necessità di esprimere la propria fede con opere buone, non solo con preghiere e ci esorta ad abbandonarci nelle mani di Dio. Morì lapidato nell'anno 62. La Chiesa ne fa memoria il 3 maggio.
MATTEO, detto anche Levi, era ebreo. Il suo nome in ebraico significa "dono di Dio". Le notizie che ci sono pervenute sono poche e frammentarie. Il primo Vangelo canonico, che viene a lui attribuito, ce lo presenta con una qualifica ben precisa: "il pubblicano" cioè l'uomo seduto al banco delle imposte che Gesù chiama al suo seguito. Secondo la concezione del tempo, era considerato un pubblico peccatore non solo perché maneggiava denaro proveniente da gente estranea al popolo di Dio, perciò ritenuto impuro, ma anche perché collaborava con una autorità straniera. La tradizione vuole che, dopo la morte del Maestro, abbia predicato dapprima agli ebrei in Palestina, a cui dedicò il suo Vangelo, poi ai pagani in Etiopia, in Persia e perfino in Irlanda. Non ci sono notizie certe sul suo martirio. Le sue reliquie sono custodite dal X° secolo a Salerno, città di cui è patrono. Viene rappresentato con la borsa in riferimento alla professione da lui svolta.
La Chiesa lo festeggia il 21 settembre.
SIMONE era chiamato "Zelota" oppure "il Cananeo" non perché provenisse da Cana ma a causa del suo ardente zelo per Dio, per il suo popolo e per la "Legge divina". Niente si sa della sua vita. La Chiesa lo ricorda il 28 ottobre.
BARTOLOMEO era tra gli Apostoli chiamati da Gesù durante la sua vita terrena. Tradizionalmente, però, egli viene identificato con Natanaele, un nome che significa "Dio ha dato". Proveniente da Cana di Galilea, fu condotto da Filippo a Gesù che lo definì "Vero israelita senza falsità". Giovanni, nel suo Vangelo, ricorda la bella professione di fede fatta da Bartolomeo: "Rabbì (cioè Maestro), Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il re d'Israele". Evangelizzò l'India dove subì il martirio: venne scorticato vivo. Per questo venne scelto come patrono dai macellai e dai conciatori.
La Chiesa ne fa memoria il 24 agosto.
TOMMASO era nativo della Galilea. Il suo nome deriva dall'ebraico e significa "appaiato, gemello". Giovanni, nel suo Vangelo, lo chiama col soprannome di "Didimo" che in greco vuol dire appunto "gemello". Fu uno dei dodici che lasciò tutto per seguire Gesù. Nel Vangelo di Giovanni è ricordato per la sua fede incerta, bisognosa di una dimostrazione sensibile: infatti, quando gli Apostoli gli raccontano di aver visto Gesù risorto, egli afferma: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". E' pure ricordato per il coraggio con cui una volta dichiarò di essere disposto a morire per il Maestro. Secondo la tradizione, Tommaso fu il depositario di rivelazioni dirette da parte del Maestro. Predicò il Vangelo prima in Siria e in Persia, poi si spinse fino all'India occidentale da dove raggiunse anche l'India meridionale. La Chiesa lo ricorda il 3 luglio, giorno in cui le sue reliquie vennero traslate ad Edessa, antica città della Mesopotamia, chiamata anche Antiochia.
GIOVANNI era figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo il Maggiore. Il suo nome significa: "il Signore ha fatto grazia". Anche lui fa parte del gruppo ristretto che Gesù prende con sé in determinate occasioni . E' con Pietro e Giacomo quando Gesù entra in casa di Pietro per guarirgli la suocera; gli è accanto nell'Orto dei Getsemani prima della Passione; a lui e a Pietro, il Maestro affida l'incarico di preparare la sala per l'ultima Cena .
Secondo la tradizione, Giovanni è il discepolo prediletto che poggia il capo sul petto di Gesù durante l'ultima Cena; si trova ai piedi della Croce con la Madonna ed è, infine, testimone sia della Tomba vuota che della stessa presenza del Risorto. Verso il 90 d.C. scrisse il quarto Vangelo in lingua ebraica. Il suo Vangelo si differenzia dagli altri per la cronologia, per l'attività del Maestro e soprattutto per l'interpretazione della sua figura.
Già nel prologo, infatti, Gesù viene presentato come "Luce del mondo" e compare poi più volte come "Verità e Vita". Morì a Efeso, in età avanzata, nell'anno 100 d.C. sotto l'imperatore Traiano. La chiesa lo ricorda il 27 dicembre.
FILIPPO era nato a Betsaida, come Pietro e Andrea, fu uno dei primi ad avvicinare Gesù al quale condusse anche il suo amico Natanaele. Ciò che sappiamo su di lui, ci è fornito dal Vangelo di Giovanni il quale lo descrive durante l'Ultima Cena.
Mentre chiede a Gesù: Mostraci il Padre e ci basterà". Gesù gli rispose: " Filippo, chi vede me, vede anche il Padre". Dagli scritti ecclesiastici del II° secolo sappiamo che predicò il Vangelo in Frigia e nell'Asia Minore e che morì a Gerapoli, città della Frigia, a 86 anni.
La Chiesa lo ricorda il 3 maggio.
ANDREA era fratello di Pietro e, come lui, era pescatore. Fu discepolo del Battista e da lui venne battezzato nel Giordano. La Chiesa Bizantina lo onora con l'appellativo "Protoclito" cioè "primo chiamato": infatti fu il primo degli apostoli a seguire Gesù e fu proprio lui che presentò Pietro a Gesù. Secondo alcune tradizioni, dopo la Pentecoste, andò a predicare in Asia Minore, in Russia e sui Balcani.
Morì a Patrasso (Grecia) durante le persecuzioni, probabilmente sotto l'imperatore Nerone, crocifisso su una croce decussata, cioè a incrocio trasversale inclinato che perciò venne detta "croce di Sant'Andrea"
La Chiesa lo ricorda il 30 novembre.
GIACOMO, detto "il Maggiore" era figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni l'evangelista. Nacque a Betsaida in Galilea. Fu scelto da Gesù mentre lavorava alle reti sulle rive del lago di Genesaret e lo seguì. Assistette alla risurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione sul Monte Tabor e alla preghiera di Gesù nel Getsemani. Verso l'anno 42 d.C., il re Erode Agrippa, nipote di Erode il Grande, cominciò a perseguitare i cristiani e fece uccidere di spada anche Giacomo che si trovava in Gerusalemme: fu il primo apostolo martire. Patrono della Spagna, è venerato in particolare a Santiago di Compostella, meta di numerosi pellegrinaggi. La Chiesa ne fa memoria il 25 luglio.
PIETRO il cui vero nome era Simone, figlio di Giovanni, era nato a Betsaida, una cittadina sul lago di Tiberiade. Nei Vangeli viene descritto come una persona dal carattere deciso e impulsivo, ma al tempo stesso ingenuo, pauroso e onesto fino al pentimento più sincero. Fu tra i primi discepoli del Nazareno.
L'evangelista Giovanni racconta che un giorno Gesù "fissando lo sguardo su di lui disse: Tu sei Simone, figlio di Giovanni, ti chiamerai Kefa." (che vuol dire Pietro)
Nell'Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva all'affidamento di una missione. Gesù, infatti, gli affida un ruolo molto importante: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa ...A te darò le chiavi del regno dei cieli..." Pietro diventa il rappresentante, in terra, di Gesù: il primo papa. Muore a Roma, durante la persecuzione di Nerone, crocifisso a testa in giù. Sul luogo del suo martirio, l'imperatore Costantino fece costruire una basilica, più tardi riedificata ed ampliata fino all'attuale Basilica di San Pietro.
La Chiesa lo ricorda il 29 giugno.
MATTIA entrò a far parte degli apostoli dopo la Pasqua al posto di Giuda Iscariota, colui che aveva tradito Gesù. Aveva seguito il Maestro e ascoltato il suo insegnamento dal Battesimo nel Giordano fino all'Ascensione. Con gli undici apostoli aveva vissuto i giorni tragici della Passione e fu testimone della Risurrezione. Secondo una tradizione avrebbe subito il martirio in Etiopia. La Chiesa lo ricorda il 14 maggio.
"L'Altare maggiore"
In fondo alla navata centrale, posto su un piano rialzato rispetto al resto della chiesa, c'è l'altare maggiore. Venne fatto erigere dal parroco don Felice Maiocchi nel 1919 in ringraziamento a Dio per la fine della "terribile guerra" in sostituzione a quello provvisorio costruito in muratura e venne dedicato ai parrocchiani caduti durante la prima guerra mondiale, come risulta dalla targa marmorea posta dietro l'altare stesso. Il progetto eseguito dall'architetto Spirito Maria Chiappetta, fu realizzato dalla rinomata ditta Camillo Remizzi di Bergamo a cui era già stato commissionato l'altare della Beata Vergine.
L'altare, in marmo policromo, si erge imponente al centro del presbiterio con un tabernacolo sovrastato da una nicchia in cui è posto un cero sempre acceso che sta ad indicare la presenza di Gesù e da un tempietto, aperto sui lati e sorretto da colonnine marmoree, in cui è collocato un crocefisso del XX° secolo ai piedi del quale ci sono due bellissimi angeli. Davanti alla nicchia c'è una scultura dorata che rappresenta un agnello, simbolo della mitezza. Sopra il tempietto ci sono altri angeli che sorreggono l'effige del viso insanguinato di Gesù. L'altare è sovrastato da una sfera in ottone che è un fregio decorativo e rappresenta il mondo illuminato da Dio. Ai lati dell'altare sono poste due statue: San Pietro, a sinistra e San Paolo a destra.
Si tratta di due sculture in legno dipinto appartenenti al XX° secolo. Durante le solennità religiose l'altare viene completato con busti contenenti le reliquie dei patroni della diocesi e della nostra parrocchia.
"Il Tabernacolo"
Il punto più importante dell'altare maggiore è il tabernacolo. La porta, in argento dorato sbalzato a mano, riprende il tema dell'Eucaristia. Nella parte superiore è raffigurato un cesto colmo di pane, sopra il quale c'è un mazzo di spighe: il pane è un richiamo al corpo di Cristo che si è sacrificato per noi. Al centro si notano la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco, Alfa e Omega, principio e fine di tutto. Sotto appare la scritta "Deus Absconditus" (Dio Nascosto), cioè Dio presente nel tabernacolo, ma nascosto ai nostri occhi. Nel 1939 il tabernacolo venne protetto da una cassaforte per scoraggiare i furti, come era avvenuto nella vicina parrocchia di Magnago (vedi a pagina 60 del libro "Villa Cortese fra storia e ricordi"). Sullo stesso piano del tabernacolo si possono osservare quatto medaglioni scolpiti in marmo bianco: rappresentano i quattro Evangelisti. Sono opera dello scultore Bonazzi della ditta Sormani di Legnano e sono stati applicati il 18 gennaio 1932 nei quattro vani già esistenti. Al centro dell'altare del tabernacolo, il 29 maggio 1933, venne posto, quale pala, un bassorilievo in marmo bianco raffigurante la deposizione di Gesù dalla Croce, opera dello scultore Brunazzi di Legnano. Nelle nicchie poste ai lati della deposizione, come completamento della pala, il 7 luglio 1933, si aggiunsero due angeli oranti in marmo bianco.
"Il Coro"
Dietro l'altare maggiore c'è un bellissimo coro in legno di noce scolpito, opera della ditta Antonio Galli di Inverigo, che risale al 1931. Secondo un'abitudine dei monasteri e delle abbazie, il coro veniva posizionato dietro l'altare perché era riservato ai sacerdoti che sostavano in preghiera. Solo in seguito venne aperto anche ai cantori per l'animazione delle cerimonie liturgiche solenni.
Alcuni gradini più in basso rispetto all'altare del tabernacolo, c'è l'altare del sacrificio su cui si celebra la Santa Messa. Questo altare, in marmo bianco, è stato consacrato dal Cardinal Arcivescovo Carlo Maria Martini il 18 ottobre 1992 in occasione della celebrazione del 70° di consacrazione della nostra chiesa e si è reso necessario in seguito alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II°. Il simbolo che vi è scolpito è una croce composta da un elemento centrale che simboleggia il Cristo "pietra viva e angolare". Ai suoi lati vi sono sei strisce per parte che rappresentano i 12 Apostoli.
"L'Organo"
Il nuovo organo a canne, realizzato dalla Fam. Artigiana Fratelli Ruffatti di Padova, è uno strumento a trasmissione elettrica ed elettronica. E' formato da 2521 canne e da una consolle, su carrello mobile, in noce impreziosita da intarsi in ebano e bosso (arbusto il cui legno viene usato per strumenti a fiato e piccole sculture). La consolle comprende tre tastiere, la pedaliera e i comandi di registro. Le tastiere sono costruite con legno di abete stagionato, la pedaliera è in rovere di Slavonja e in ebano africano massicci. Questo organo è stato inaugurato in occasione del Giubileo da S.E. Monsignor Luigi Belloli domenica 16 aprile 2000. Nella serata dello stesso giorno il Comm. M.° Giancarlo Parodi, dal 1963 organista della Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate, tenne il concerto inaugurale.
L'abside è rischiarata da due vetrate che ci propongono i due misteri principali della fede (Unità e Trinità di Dio, Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione di Gesù) e da tre finestre di forma circolare, di pregevole fattura pittorica, che raffigurano le tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità).
Le virtù teologali sono rappresentate da 3 angeli
Nelle lunette poste ai lati del presbiterio si possono osservare i 4 evangelisti ognuno col proprio simbolo che si ispira alle quattro creature descritte dal profeta Ezechiele e citate nell'Apocalisse da San Giovanni Apostolo. Si tratta tratta di mosaici su disegno già esistente.
"La Navata destra"
Nella lunetta possiamo ammirare un mosaico su disegno già esistente che raffigura San Carlo Borromeo Vescovo di Milano. San Carlo fu uno dei più grandi Vescovi della Chiesa.
Nacque ad Arona (Novara) nel 1538 dalla nobile famiglia dei Borromeo. A soli 22 anni fu nominato dallo zio, Papa Pio IV°, Cardinale e poco dopo Vescovo di Milano. Fondò chiese, seminari, monasteri e ospizi. Persona molto caritatevole, vendette persino il letto per aiutare i poveri. Visitava spesso gli ammalati, li rincuorava e amministrava loro i Sacramenti. Dominava il suo corpo con veglie notturne, cilici e frequenti digiuni. Fu un fervente predicatore della parola di Dio. Durante la peste del 1576, assistendo personalmente molti ammalati, ne contrasse l'epidemia.
Morì a Milano il 3 novembre 1584 a soli 47 anni. è considerato il Santo protettore dei catechisti e dei vescovi. Il suo corpo è esposto in una ricca urna situata sotto l'altare maggiore del duomo di Milano.
La Chiesa lo ricorda il 4 novembre.
Sopra la lunetta c'è un quadro, olio su tela, che rappresenta il nostro patrono San Vittore, copia eseguito nel 2004 dal pittore Giampiero Pariani.
Vittore nacque in Mauritania (Africa occidentale) nella seconda metà del III° secolo. Fece parte dell'esercito romano perché la sua terra natale apparteneva all'impero romano.
Al seguito dell'imperatore Massimiano, operò a Milano per diversi anni, finché venne arrestato perché cristiano.
Morì decapitato a Lodi l'8 maggio 303 per essersi rifiutato di prendere parte a dei riti pagani.
Dopo le persecuzioni il suo corpo fu portato trionfalmente a Milano dove gli furono dedicate alcune chiese e il carcere della città. E' il protettore dei prigionieri e degli esuli.
La Chiesa lo ricorda l'8 maggio.
Nel transetto destro si trova la "Cappella del Sacro Cuore"
Gesù indossa un abito bianco, simbolo della purezza, sopra il quale c'é un manto rosso profilato in oro, simbolo della sofferenza e della spiritualità interiore. Gesù tiene la mano sinistra sul cuore, ben evidenziato, segno del suo infinito amore per gli uomini. Questa statua è in gesso e appartiene al XX° secolo. Ai lati dell'altare ci sono due angeli oranti in marmo.
In questa cappella sono conservati due artistici confessionali in noce inaugurati il 15 novembre 1915 in occasione delle S.S. 40h. Sono in stile gotico come la chiesa e "sono opera del signor Antonio Galli, dipendente del rinomato mobilificio per chiese di Inverigo (Como). Questi confessionali costarono Lire 300 cadauno.
La spesa venne sostenuta dalle Consorelle del S.S. Sacramento e dal Pio Consorzio delle Figlie di Maria" (Cronistoria Parrocchiale).
Le vetrate di questa cappella evidenziano momenti particolari che dimostrano l'amore di Gesù per gli uomini
Santa Margherita nacque in Francia nel 1647. Trascorse la giovinezza tra povertà e malattie. A 24 anni entrò nell'ordine religioso della Visitazione. Visse una breve ma intensa vita mistica con visioni e rivelazioni divine che la spinsero ad esaltare e a diffondere il culto del Sacro Cuore di Gesù. Nel 1686, dopo molte incomprensioni, ebbe la gioia di veder celebrata nella Chiesa la festa liturgica del Sacro Cuore. Morì il 17 ottobre1690. A lei si deve la devozione dei primi 9 venerdi del mese. La Chiesa la onora il 13 ottobre.
Le vetrate di questa navata illustrano i 10 Comandamenti
Sia in questa cappella che il quella dedicata a San Vittore, ai lati dell'altare, si aprono due porte: sono i nuovi confessionali. A questo proposito, nella Cronistoria Parrocchiale, si legge: "La riforma liturgica, voluta dal Concilio Vaticano II°, ha aperto, anche per il rito della Confessione, la strada del rinnovamento.
Il confessionale a modo di "garritta" di legno che riempiva gli angoli più bui delle chiese e delle sacrestie è una invenzione spagnola del 1500. Nella nostra chiesa si sono fatti quattro nuovi confessionali più spaziosi, funzionali e arredati in maniera da offrire le modalità più consone ai vari penitenti".
In occasione della Santa Pasqua 1990, furono collocate in questa cappella due nuove vetrate che ci rappresentano San Giuseppe come custode di Gesù e come sposo di Maria.
Questa vetrata ci propone altri 4 Comandamenti
Sull'altare c'è un reliquiario a teca in legno che custodisce parte dei resti di alcuni santi tra cui San Vittore.
Alla sinistra dell'altare c'è un quadro che ritrae il Beato Ildefonso Cardinal Schuster, opera della pittrice Eugenia Bottini, nostra compaesana.
Dal novembre 1993, in questa cappella, c'è un libro su cui sono annotati i nomi e le fotografie delle persone di Villa Cortese che sono morte nell'anno in corso.
Sant'Antonio
Sant'Antonio, dottore della Chiesa, nacque a Lisbona (Portogallo) nel 1195 da nobile famiglia e venne battezzato col nome di Ferdinando.
A 15 anni entrò nell'Ordine Agostiniano. Nel 1220, poco dopo l'ordinazione sacerdotale, lasciò i frati agostiniani e fu accolto tra i frati francescani con il nome di Antonio. Fu missionario in Marocco, ma una grave malattia lo costrinse a ritornare in Italia.
Venne destinato al convento di Montepaolo, presso Forlì, dove si dedicò alla predicazione, alla penitenza, al lavoro e allo studio.
Spossato dalla malattia e dalla fatica, chiese di essere portato a Padova dove morì il 13 giugno 1231.
E' patrono di Padova, è invocato per ritrovare oggetti smarriti ed è il protettore degli orfani e delle messi.
La chiesa lo venera il 13 giugno.
San Rocco
San Rocco nacque a Montpellier, nella Francia Meridionale, nel 1295 da una famiglia benestante.
Rimasto orfano in tenera età, vendette tutti i suoi averi, ne distribuì il ricavato ai poveri e partì pellegrino verso il sepolcro degli apostoli Pietro e Paolo.
Si dedicò alla cura degli ammalati ed in particolare degli appestati. Ammalatosi di peste, si rifugiò in una capanna lungo il fiume Trebbia in attesa della morte, assistito solamente dal suo cane.
Il proprietario del terreno, però, si accorse di lui, lo soccorse e gli salvò la vita.
Dopo la guarigione, Rocco ritornò al suo paese natale dove, ingiustamente ritenuto un malfattore, venne condannato a scontare 5 anni di prigione ad Angera (Varese), dove morì il 16 agosto intorno all'anno 1327.
E' invocato come protettore delle malattie contagiose, degli invalidi e dei viandanti.
La chiesa ne fa memoria il 16 agosto.
La cappella è rischiarata da due stupende vetrate dedicate ai Novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso)
La vetrata posta sopra la porta laterale conclude la rappresentazione dei 10 Comandamenti
"San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia"
Francesco nacque nel 1182 ad Assisi da una ricca famiglia di mercanti. Trascorse la gioventù tra agi e divertimenti, finchè, toccato dalla grazia divina, rinunciò ai beni paterni e si votò ad una vita di povertà assoluta e di predicazione.
Recatosi pellegrino a Roma, sulla porta della basilica di San Pietro, donò tutto ciò che possedeva ai poveri e ritornò ad Assisi in veste di mendicante. Visse di elemosine, lavorando alla restaurazione di alcune chiese tra cui la Porziuncola.
Con 12 compagni diede inizio all'Ordine dei Frati Minori a cui nel 1212 si aggiunse un ordine femminile iniziato da Santa Chiara. Si recò in Egitto per predicare il Vangelo, ma con scarsi risultati. Tornato in Italia, si ritirò in solitudine sul monte della Verna dove ricevette le stigmate.
Morì alla Porziuncola, presso Assisi, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226.
Nel 1939, con Santa Caterina da Siena, fu proclamato da papa Pio XII "Patrono d'Italia".
La Chiesa lo onora il 4 ottobre.
"La navata sinistra"
Nella lunetta posta sopra la porta della sacrestia si può ammirare un mosaico su disegno già esistente che raffigura Sant'Ambrogio Vescovo. In testa porta la mitria, copricapo allungato con strisce cadenti sulla nuca, usato dai Vescovi e dai Prelati durante le cerimonie. Con la mano sinistra impugna il pastorale, simbolo dell'autorità del Vescovo, mentre con la destra benedice i fedeli.
AMBROGIO nacque a Treviri (Germania) da una ricca famiglia romana nel 340 d.C. Diventato avvocato, combattè gli Ariani, eretici che seguivano le teorie di Ario contrarie alla Chiesa Cattolica. Nominato governatore, si recò a Milano per sedare un tumulto dovuto ad un contrasto per la nomina del nuovo Vescovo: c'era chi voleva un vescovo ariano e chi un vescovo cattolico. Per la sua saggezza, a voce di popolo, fu nominato vescovo. Egli, che non era neppure battezzato, cercò di fuggire dalla città a dorso di mulo, ma, dopo avere girato tutta la notte, si ritrovò a Milano dove venne accolto trionfalmente dalla popolazione. Qualche giorno più tardi ricevette il Battesimo e il 7 dicembre 374 fu ordinato Vescovo. Nei 23 anni del suo episcopato, si prodigò in opere di carità e di assistenza, lottò contro le ingiustizie e le eresie, scrisse molte opere di fede e compose inni sacri dando origine alla liturgia che venne poi detta"Ambrosiana". Morì il 4 aprile 397. è protettore dei Vescovi, degli apicoltori e patrono di Milano. La Chiesa lo festeggia il 7 dicembre.
Sopra Sant'Ambrogio, c'è il quadro di Charles de Foucauld, compatrono della nostra parrocchia, opera del pittore Giampiero Pariani.
Foucauld nacque a Strasburgo (Alsazia) il 15 settembre 1858 da famiglia nobile. Nel 1864 perse entrambi i genitori e fu affidato al nonno materno, alla cui morte avvenuta nel 1878, ereditò una grande fortuna che sperperò in breve tempo.
Nel 1880, si trasferì col suo reggimento in Algeria, portando con sé Mimì, una ragazza che fece passare per sua moglie. Scoperto l'inganno, venne sospeso dall'esercito e tornò in Francia. L'anno seguente, saputo che il suo reggimento era impegnato in Tunisia in una azione pericolosa, abbandonò Mimì e, ottenuto il reinserimento nell'esercito, raggiunse i suoi commilitoni e si distinse per le sue buone qualità di soldato. Più tardi lasciò l'esercito per dedicarsi a spedizioni geografiche in Marocco e in Algeria, dove studiò l'arabo e l'ebraico.
Pur essendo stato battezzato, non visse mai una vita di fede finchè un giorno sentì il desiderio di conoscere meglio la religione cattolica. Iniziò così un cammino di fede che lo portò nel 1889 in Terra Santa, a Nazaret, dove rimase per 3 anni e decise di diventare sacerdote. Tornato in Francia, nel 1901 venne ordinato prete.
Si trasferì, quindi in Algeria, nel deserto del Sahara, ai confini col Marocco, dedicandosi alla preghiera, al silenzio, al lavoro manuale e all'assistenza ai poveri.
A Beni Abbes fondò un romitorio dove accolse i poveri della regione. Si impegnò nella difesa delle popolazioni locali dagli assalti dei predoni e riscattò alcuni schiavi.
Studiò la lingua Tuareg, inizialmente col solo scopo di tradurre in questa lingua i Vangeli, ma, in seguito, soprattutto per conoscere la cultura di questo popolo per il quale scrisse anche un catechismo.
Nel dicembre 1916 venne catturato da un gruppo di Tuareg che aveva saccheggiato la zona in cui Charles viveva e morì per un colpo d'arma da fuoco partito accidentalmente. Il suo corpo fu sepolto nel fossato che circondava il fortino.
La chiesa lo ricorda il primo dicembre.
"La Cappella del transetto sinistro è dedicata alla Madonna del Rosario"
La statua della Beata Vergine fu offerta dalla Signora Maria Casiraghi vedova Gianini, che contribuì anche al pagamento dell'altare della cappella. Fu scolpita in legno da Annibale Lugnoni, maestro intagliatore nell'istituto degli Artigianelli in Monza e venne benedetta il 24 ottobre 1915 durante la celebrazione della festa della Madonna del Rosario. Col braccio sinistro sostiene Gesù che sorregge il mondo, mentre col destro entrambi ci invitano a recitare il Santo Rosario. Ai lati di Maria, vi sono i suoi genitori: Sant'Anna e San Gioacchino. Sant'Anna è raffigurata col libro delle Sacre Scitture mentre San Gioacchino, come sacerdote del Tempio, tiene tra le mani un cesto con dei colombi da offrire al Signore. Queste due statue sono in legno dipinto del XX °secolo. Nel protovangelo apocrifo di Giacomo si legge che Gioacchino, discendente di David, era ricco e fedele alle leggi mosaiche. Un giorno la sua offerta al tempio fu rifiutata perché era senza figli. Ne rimase angustiato e si ritirò nel deserto a pregare finchè un giorno un angelo, mandato da Dio, gli annunziò che avrebbe avuto dalla moglie Anna una figlia, Maria, la futura mamma di Gesù. Sant'Anna è la patrona delle vedove e delle gestanti. La Chiesa li ricorda il 26 luglio.
Le vetrate che completano questa Cappella riproducono scene della vita di Maria
Le vetrate di questa navata illustrano le Beatitudini Evangeliche pronunciate da Gesù nel "Discorso della Montagna"
Nelson Mandela
Nelson Mandela nacque il 18 luglio 1918 a Qumu, piccolo villaggio del Sudafrica. Frequentò le migliori scuole africane e diventò avvocato. Nel 1937, all'età di 19 anni, conobbe un grande poeta africano, Xhosa Krune Mqhayi, che lo convinse a lottare per la libertà e contro le differenze razziali fra bianchi e neri. Questi ultimi, anche se molto più numerosi, dovevano sottostare ai bianchi che detenevano il potere. Per prima cosa, Mandela attaccò le tradizioni del suo popolo. Successe quando il re Thembu scelse, secondo l'usanza, le future mogli per Mandela e per il suo amico d'infanzia Justice.
I due ragazzi non accettarono e fuggirono a Johannesburg dove trovarono lavoro come impiegati presso una miniera d'oro. Qui poterono vedere i neri, quasi schiavizzati, lavorare nella miniera in condizioni pietose. Nel 1946 in questa miniera ci fu un grande sciopero: i neri, che lavoravano in condizioni difficili e per soli 2 scellini al giorno, chiedevano 10 scellini al giorno e una casa. La protesta fu massiccia e più di 2000 persone finirono in prigione. A questa protesta ne seguirono altre a cui aderirono anche i colored e gli indiani. Fu un grande successo che preoccupò non poco il governo: si trattava, infatti, di una vera e propria minaccia per il potere bianco.
Il governo decretò lo stato di emergenza, impose la legge marziale e arrestò molte persone senza processo. Il 5 dicembre 1956 anche Mandela venne arrestato con l'accusa di alto tradimento. Dopo quasi 3 anni di prigionia tutti furono liberati perchè riconosciuti non colpevoli. Tornato libero, Mandela non si arrese, ma continuò la sua lotta contro il razzismo finchè, accusato di sabotaggio, di tradimento e di cospirazione, fu di nuovo arrestato e messo in isolamento dove rimase fino al febbraio 1990 quando venne scarcerato. Anche dalla prigione continuò a difendere i diritti politici, sociali e civili della maggioranza nera sudafricana. Divenuto libero cittadino, Mandela concorse per la nuova carica di Presidente del Sudafrica: Mandela vinse le elezioni diventando il primo Capo di Stato di colore. Ricoprì questa carica dal maggio 1994 al giugno 1999. Il 15 ottobre 1993 a Oslo (Norvegia) ricevette il premio Nobel per la pace.
"La Cappella di San Vittore" martire e patrono della nostra parrocchia
Madre Teresa
Madre Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhin, è nata a Skopie, in Albania il 27 agosto 1910. Nel 1928 Agnes entrò nella congregazione delle Suore Missionarie di Loreto. Dalla Casa Madre dell'Ordine, in Irlanda, dove rimase per un breve periodo, fu mandata in India per il noviziato: fu qui che prese il nome di Teresa..
L'otto agosto 1948, dopo avere insegnato storia e geografia per 20 anni, col consenso del papa Pio XII°, lasciò la scuola e iniziò la sua missione per le strade di Calcutta tra i derelitti e i lebbrosi. Da quel mondo di dolore, Madre Teresa trasse una forza inimmaginabile rischiarata dalla fede e da una grande gioia di vivere. Nella persona sofferente e nel povero che raccoglieva dalla strada vedeva la figura di Cristo. Nel 1950 fondò la congregazione femminile delle Missionarie della Carità a cui aggiunse nel 1963 il ramo maschile dei Fratelli della Carità. Le furono conferiti numerosi riconoscimenti e onori che sempre accettò con umiltà per i suoi poveri. Nel 1979 ricevette il premio Nobel per la Pace. Morì a Calcutta il 5 settembre 1997 e fu beatificata da papa Giovanni Paolo II° il 19 ottobre 2003. La chiesa ne fa memoria liturgica il 5 settembre.
Gandhi
Gandhi Mohandas Karamchand nacque nel 1869 a Porbandar (India) studiò in Inghilterra, ottenendo il diploma di Avvocato. Secondo questo pensatore indiano nessuna comunità religiosa e nessun gruppo politico possiedono la verità perciò tutti dobbiamo essere tolleranti e rispettosi nei confronti di chi la pensa diversamente. Gandhi sosteneva che la lotta politica non deve mirare alla distruzione dell'avversario, ma alla sua conversione: per questo predicò nuovi metodi di lotta basati sulla non violenza, come il digiuno, il boicottaggio, la disobbedienza civile.... A causa di queste sue idee, venne più volte incarcerato. Nel 1947 ebbe parte di primo piano nei negoziati che portarono l'India all'indipendenza dall'Inghilterra. Nel 1948 fu assassinato a Nuova Delhi da un fanatico indù. I suoi metodi di lotta non violenta trovarono numerosi sostenitori in tutto il mondo.
"Il Battistero"
La cappella del Battistero è posta vicino all'ingresso per ricordarci che senza il Battesimo non possiamo entrare a far parte del popolo di Dio. Le pareti sono rivestite da bassorilievi in cotto, opera della ditta Muzio e raffigurano San Giovanni Battista nell'atto di battezzare Gesù nel fiume Giordano. Dal cielo scende lo Spirito Santo sotto forma di colomba lucente che irradia sui due personaggi una grande luce. Ai lati vi sono due schiere di angeli festanti. Al centro della cappella c'è il fonte battesimale, proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale, in marmo policromo, sormontato da un coperchio in rame a base ottagonale su cui si alternano scritte quali " Fons vitae et sanctitatis" (Fonte della vita e della purezza) a scene in sbalzo quali: una brocca da cui esce dell'acqua, Gesù che lascia il sepolcro, una fonte con uccelli che si dissetano, un agnello con una croce (preludio alla Passione di Gesù) e un angelo con una corona. Tutto sta a significare la purificazione e la rinascita in Cristo. Ai lati vi sono due stupende vetrate che illustrano le quattro Virtù Cardinali: Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza.
Sopra la porta laterale troviamo l'ultima vetrata della navata
Nel 1989, per ovviare ad alcuni inconvenienti dovuti alla presenza di umidità lungo le pareti e all'affioramento di acqua tra i giunti della pavimentazione, si decise di intervenire sostituendo il vecchio sistema di riscaldamento, non più a norma di legge, con pannelli radianti orizzontali posti sotto il pavimento.
In seguito a questo intervento fu necessario costruire un locale caldaia all'esterno, nel giardino retrostante la chiesa a nord dell'abside. Si crearono pure delle scale per accedere ai piani superiori e al sottotetto e due ingressi laterali divenuti necessari per adeguarsi alle vigenti normative dei Vigili del Fuoco in materia di sicurezza relativa ai luoghi pubblici. Per la nuova pavimentazione si scelse un granito di Sardegna con fasce in granito "nero Africa" delimitate da bindelle in ottone che segnano le diverse divisioni della chiesa e ne delimitano il corridoio centrale e servono per la dilatazione che il calore del riscaldamento produce nel granito.
...ora che conosco, apprezzo e amo
DIDASCALIE
Don Felice Maiocchi
Parroco dal 1887
al 18 febbraio 1931
Vecchia Parrocchiale dedicata a San Vittore martire
Le prime documentazioni riguardanti questa chiesa, che sorgeva presso l'attuale Piazza della Vittoria, risalgono al XIII° secolo. Nel 1939 venne sconsacrata e dal 1958 fu trasformata in abitazione civile
Chiesa Parrocchiale San Vittore Martire
Benedetta il 25 ottobre1914 da Don Angelo Boschetti, delegato dal Cardinale Andrea Ferrari.
Consacrata il 21 ottobre 1922 da Monsignor Giovanni Rossi su delega del nostro Arcivescovo Monsignor Eugenio Tosi
Don Enrico Basilico
Parroco dal 22 luglio 1931 al 5 Marzo 1949
23 ottobre 1931 S.E. il Cardinale Ildefonso Schuster benedice la prima pietra.
9 novembre 1932 conclusione della parte in muratura (altezza 65 mt. circa, larghezza 6 mt. per lato).
25 novembre 1932 posa della cuspide, della sfera e della croce.
Don Carlo Torretta
Parroco dal 5 giugno 1949 al 7 dicembre 1983
La chiesa parrocchiale con il sagrato
Nella lunetta soprastante il portone centrale è rappresentato San Vittore, Patrono della chiesa, a cavallo, in abiti militari, attorniato dai suoi soldati. Si dice che sotto il cavallo sia stata murata una bottiglia contenente una pergamena e alcune monete del tempo
Sopra la porta laterale sinistra è collocato un bassorilievo che ci mostra la Vergine col Bambino
Sopra la porta laterale destra si può osservare l'Annunciazione dell'Angelo a Maria
In alto, sotto il rosone centrale, ci sono due formelle che raffigurano San Carlo, a destra e Sant'Ambrogio a sinistra, compatroni della nostra diocesi milanese
Sant'Ambrogio
San Carlo
Tutti I bassorilievi della facciata sono opera della ditta Muzio. La facciata è completata da uno zoccolo in pietra grigia
Don Antonio Borsani
Parroco dal 22 gennaio 1984 al 15 giugno 2002
Don Luigi Peraboni
Parroco dal 15 giugno 2002
Transetto con la Cappella della Madonna del Rosario
Cappella di San Vittore
Battistero
Transetto con la Cappella del Sacro Cuore
Cappella di San Giuseppe
Cappella dei Santi
Ingresso principale
Lunghezza totale 49 metri - Larghezza 31,30 metri (dalla Cappella della Madonna del Rosario a quella del Sacro Cuore). 27,40 metri (dal Battistero alla Cappella dei Santi)
Busti che vengono posti sull'altare maggiore
Altare del sacrificio
Nuovo organo elettronico in sostituzione del vecchio organo ad aria azionato manualmente
Consolle su carrello mobile
Trombe orizzontali in ottone con canne dotate di padiglioni realizzati con una lavorazione artigianale molto complessa e particolare
Le virtù teologali sono rappresentate da 3 angeli
La Fede
Intorno al collo dell'angelo c'é un giogo: il giogo della fede che dolcemente ci guida nel nostro cammino terreno. La fiamma rappresenta il battesimo
La Speranza
Le braccia alzate dimostrano la nostra disponibilità ad accettare ciò che la fede ci insegna e a sperare in un mondo ultraterreno
La Carità
La più importante delle virtù teologali è raffigurata dal cuore, simbolo del nostro amore verso Dio e i fratelli, dal pane e dall'uva simboli dell'Eucaristia, cioé dell'amore di Dio verso le sue creature
San Giovanni Apostolo ed Evangelista, autore del IV° Vangelo, del "libro dell'Apocalisse" e di alcune "Lettere", ha come simbolo un'aquila. è il protettore dei teologi, degli scrittori e degli editori
San Marco Evangelista, autore del II° Vangelo, è raffigurato seduto ad uno scrittoio intento a scrivere il Vangelo.
ll suo simbolo è il leone alato. è il patrono di Venezia e il protettore degli interpreti e dei notai
San Matteo, Apostolo ed Evangelista, è l'autore del I° Vangelo. Il suo simbolo è un angelo. è il patrono di Salerno e il protettore dei banchieri, dei contabili e degli esattori delle tasse
San Luca, Evangelista, è l'autore del III° Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Il suo simbolo è un vitello, emblema del sacrificio. è il protettore dei medici e degli artisti
Il Santo è ritratto in abiti militari, in atteggiamento di preghiera, poco prima del martirio. Questo quadro venne benedetto il 22 febbraio 2004
"La Cappella di San Giuseppe"
San Giuseppe tiene nella mano destra un giglio, simbolo di castità e purezza. Con la sinistra sostiene Gesù che regge il mondo. La statua è una scultura in legno della Valgardena (Ortisei) ed è stata scolpita nel 1991
"La Cappella dei Santi"
è dedicata a Sant'Antonio da Padova e a San Rocco
La statua di Sant'Antonio è in legno di tiglio ed è stata scolpita esclusivamente a mano dallo scultore Conrad Moroder
La statua di San Rocco è in gesso e lo rappresenta col bastone e la borraccia, strumenti tipici del pellegrino, e col suo fedele cane
La statua, in legno di tiglio, fu scolpita ad Ortisei, in Val Gardena, presso lo studio d'arte Conrad Moroder e rappresenta il Santo in abiti militari, quale era la sua professione, con la croce nella mano destra e la palma del martirio nella sinistra.
La nicchia è impreziosita da uno sfondo a mosaico dorato
Il mistero eucaristico (unità di Dio): da Gesù nascosto nell'ostia consacrata emana la luce della salvezza
La Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo, presente sotto forma di colomba. Tra Gesù e Dio Padre c'é un grande fuoco che simboleggia l'amore che genera lo Spirito Santo
L'incarnazione: l'arcangelo Gabriele annuncia a Maria che diventerà la madre di Gesù. Gabriele tiene nella mano destra un giglio, simbolo della purezza
Cristo trionfante sulla morte (Risurrezione). Sono evidenziate le stigmate sulle mani e sul costato, segni di sofferenza e simboli della nostra redenzione. L'aureola che circonda il Suo capo irradia una grande luce
La figura di Gesù viene messa in risalto dal colore scuro della croce vicino alla quale c'é la Madonna e San Giovanni (Morte)
Gesù, nell'orto dei Getsemani, viene raffigurato accanto all'angelo che regge il calice della passione. Dietro a Gesù ci sono i tre Apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo il Maggiore che dormono invece di vegliare in preghiera (Passione)
Viene rappresentato in atteggiamento di preghiera davanti al crocifisso a testimonianza del suo grande amore per il Salvatore
Antico confessionale rimasto in uso fino al 1990
Nell'ultima Cena, durante la quale verrà istituita l'Eucaristia, San Giovanni, in rappresentanza dell'intera umanità, si abbandona fiduciosamente a Gesù
Il figliol prodigo, dopo aver sperperato tutta la sua eredità, ritorna dal padre che lo accoglie con tanto amore: è l'immagine di Gesù, padre misericordioso
Il soldato si avvicina a Gesù e, con una lancia, gli trafigge il costato da cui escono alcune gocce di sangue e di acqua: simbolo del suo dono totale agli uomini
Mentre Gesù sale al Calvario carico della croce incontra sua madre
Gesù dimostra la sua predilezione per i bambini
Gesù rivela a Santa Margherita Alacoque le infinite ricchezze del suo cuore
Io sono il Signore Dio tuo:
I° "Non avrai altro Dio fuori di me"
La mano di Dio ci indica i Comandamenti come segno d'amore, osservando i quali possiamo raggiungere la felicità eterna e ci proibisce di adorare falsi idoli. La presenza di Dio è simboleggiata dal roveto ardente (1)
II° "Non nominare il nome di Dio invano"
La mano sulla bocca sta ad indicare il controllo del nostro linguaggio soprattutto nei confronti di Dio (2)
III° "Ricordati di santificare le feste"
I fedeli intorno all'altare celebrano l'Eucaristia e partecipano al banchetto divino impegnandosi ad astenersi dai lavori manuali e dai divertimenti sfrenati per dare maggior spazio a Dio (3)
San Giuseppe si prende cura di Gesù e della famiglia di Nazaret, prima chiesa domestica che poi si è allargata in tutto il mondo: per questo motivo egli fu proclamato "Patrono della Chiesa universale di Cristo rappresentata in terra dal papa
Qui è riprodotta la Basilica di San Pietro (Roma) col papa, in questo caso Giovanni Paolo II°
Lo sposalizio di San Giuseppe con la Madonna nel tempio alla presenza del sommo sacerdote
Dopo il cammino terreno San Giuseppe spira confortato da Maria e da Gesù che fanno di lui non solo il patrono della Chiesa Universale, ma anche il protettore di tutti i moribondi che si affidano a lui
IV° "Onora il padre e la madre"
Ci invita all'accoglienza e al rispetto dei genitori e degli anziani, e alla loro assistenza nel momento del bisogno (1)
V° "Non ammazzare"
Ci propone il rispetto della vita propria ed altrui e condanna l'uso delle armi (2)
VI° "Non commettere atti impuri"
Ci invita al rispetto del corpo, tempio vivo di Dio, che va rispettato non mercerizzato per denaro (3)
VII° "Non rubare"
Il giovane si sta appropriando di qualcosa che non gli appartiene e non si accontenta di ciò che Dio ha messo a sua disposizione (4)
GIUDIZIO
Gesù peserà il bene e il male compiuti durante la nostra vita terrena e ci giudicherà in base al nostro operato. Le fiamme rappresentano un mezzo di purificazione
MORTE
Il tramonto terreno su cui si apre una nuova alba di vita senza fine. La bara aperta significa l'inizio della nuova vita
PARADISO
Il sole rappresenta Dio che con la sua luce crea un'atmosfera di gioia e di pace. L'angelo, messaggero di Dio, accoglie i beati in Paradiso
INFERNO
Simboleggiato dall'autodistruzione totale del nostro essere rappresentato dalla nuvola di fumo della bomba atomica e dal terreno riarso
VIII° "Non dire falsa testimonianza"
è rappresentata l'aula di un tribunale con il giudice che ascolta i due imputati. La verità deve essere alla base della nostra vita (1)
IX° "Non desiderare la donna d'altri"
Un giovane scruta con sguardo avido una donna che sta al fianco del suo compagno (2)
X° "Non desiderare la roba d'altri"
Un giovane guarda con bramosia i beni di questo mondo e in cuor suo pensa al modo di appropriarsene
San Francesco rappresenta la rinuncia ai beni terreni ed esalta la povertà come mezzo per avvicinarsi a Dio (3)
Questo rosone, posto sopra il portone centrale, rappresenta la Pentecoste, cioè la discesa dello Spirito Santo, sotto forma di lingue di fuoco, sulla Madonna e sui 12 Apostoli riuniti nel Cenacolo.
è stato inaugurato in occasione del Santo Natale 1987
Il rosone posto sopra la porta laterale sinistra rappresenta I 5 continenti uniti in un unico abbraccio: sta a simboleggiare la pace e la fratellanza tra I popoli della terra e l'unione mondiale della Chiesa nei Continenti
Sopra la porta laterale destra troviamo questo rosone che illustra la Santissima Trinità. Il triangolo rappresenta la perfetta unione fra le tre persone; la croce è il simbolo del cristianesimo e la colomba lo Spirito Santo, cioè l'amore che unisce il Padre al Figlio.
Questi due rosoni sono stati posti in ricordo dell'anno Santo 2000
1) Maria incoronata regina del cielo e della terra
2) Maria con Gesù alle nozze di Cana. Si notano le giare piene d'acqua che Gesù trasformerà in vino (I° miracolo di Gesù)
3) La casa di Nazaret. Maria veglia sulla crescita umana di Gesù, figlio suo e di Dio
4) Maria si reca in visita dalla cugina Elisabetta.
5) Con la nascita di Gesù, luce del mondo, Maria diventa la madre del Salvatore
6) Maria e Giuseppe ritrovano il figlio Gesù nel Tempio di Gerusalemme mentre spiega le Sacre Scritture ai dottori
1° "Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli"
Beati quelli che non si attaccano ai beni terreni, ma danno maggior importanza ai beni spirituali
2° "Beati quelli che piangono, perchè saranno consolati"
Ci invita a non abbatterci di fronte alle difficoltà della vita. Ci viene proposto come modello Nelson Mandela che combattè per l'uguaglianza tra gli uomini
3° "Beati i miti perchè erediteranno la terra"
L'immagine della mitezza è rappresentata dall'agnello che non si ribella neppure ai suoi carnefici
4° "Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perchè saranno saziati"
L'anfora rappresenta l'acqua, la ciotola la povertà del Terzo Mondo in cui, molto spesso, manca anche lo stretto necessario
La vetrata di sinistra rappresenta il segno della vittoria del Santo nel gesto di stringere la bandiera di Cristo con la sinistra e la palma del martirio con la destra
La riproduzione della nostra chiesa sta a testimoniare che San Vittore ne è il patrono
La vetrata di destra ci illustra il martirio di San Vittore
La chiesa di Sant'Ambrogio in Milano con il Vescovo Carlo Maria Martini in carica nel 2000, anno in cui venne realizzata la vetrata, sta ad indicare la nostra appartenenza alla diocesi di Milano. (Il corpo di San Vittore fu rinvenuto da Sant'Ambrogio)
5 "Beati i misericordiosi, pechè troveranno misericordia"
La croce è non solo il simbolo della redenzione, ma anche delle nostre sofferenze quotidiane. Madre Teresa è la persona che meglio rappresenta questa beatitudine
6 "Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio"
I cuori raffigurano le persone buone che si dirigono verso la Gerusalemme celeste dove si incontreranno con Dio. Il giglio, simbolo di purezza, garantisce che vedranno Dio
7 "Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio"
Ci viene presentato Gandhi, simbolo della non violenza, che spezza un'arma. Accanto a lui c'è una colomba e un ramo di ulivo, simboli della pace
8 "Beati i perseguitati a causa della giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli"
Il potere e la violenza, rappresentati dallo scarpone, perseguitano e calpestano gli oppressi, simboleggiati dalla croce
1) Prudenza
Il padre insegna al figlio come si deve comportare e lo mette in guardia da chi lo può colpire alle spalle. Lo specchio retrovisore e il serpente che si attorciglia alla spada senza ferirsi stanno a significare la prudenza nella vita di ogni giorno
2) Fortezza
Castello e quercia: simboli della forza protettiva. Il castello, infatti, protegge il borgo ed i suoi abitanti; la quercia, con la sua chioma imponente e i suoi rami robusti, è un rifugio per gli uccelli
3) Giustizia
Seduta su un trono, tiene nella mano sinistra una bilancia e nella destra una spada che sono i suoi simboli
4) Temperanza
La brocca contenente acqua e la clessidra simboleggiano la sobrietà che ci insegna ad usare con moderazione tutte le cose necessarie alla vita
1) Gesù accoglie quanti hanno ascoltato e messo in pratica i suoi insegnamenti
2) Termine del nostro cammino terreno e inizio della nuova vita
3) è rappresentata la scala di Giacobbe con le anime dei buoni che vanno in cielo dove riceveranno il premio eterno
4) Il cuore trafitto è simbolo del dolore terreno.
La croce ci indica la via per raggiungere il cielo
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