1° Corso di Formazione

 

     Parrocchia San Vittore martire – Villa Cortese

    Corso per la formazione del gruppo liturgico

 

1. La liturgia: l'oggi della storia della salvezza

 

Liturgia

 

Il termine viene dal greco Leiturghía (da léiton, 'luogo degli affari pubblici', che a sua volta viene da laós, 'popolo', ed érgon, 'opera'); il termine, precristiano, indicava un'azione, un'iniziativa assunta liberamente da un privato in favore del popolo, della città, dello stato. In seguito perdette il suo carattere di libera iniziativa: liturgia fu detto qualunque servizio reso allo stato o alla divinità (servizio religioso).

Nella traduzione greca dell'Antico Testamento detta dei Settanta, il termine è usato per indicare il servizio religioso levitico, prima nella 'tenda' e poi nel tempio: termine tecnico che designava il culto pubblico e ufficiale, distinto dal culto 'privato' al quale ci si riferisce con altri termini: latria o dulia.

Nel Nuovo Testamento liturgia non indica mai la celebrazione cultuale cristiana (unica eccezione At 13,2), non perché non ci fossero forme di culto liturgico, ma per la 'novità' del culto cristiano, che risultava male espresso da un termine troppo legato al culto del sacerdozio levitico. Presto, in scritti di origine giudeo-cristiana, la parola viene recuperata: in Didaché 14 indica la celebrazione dell'eucaristia.

Nel linguaggio della chiesa antica liturgia viene a indicare un culto totalmente nuovo nel contenuto, perché avviene nella realtà nuova del sacerdozio di Cristo. Nella chiesa orientale di lingua greca la parola è addirittura sinonimo della celebrazione dell'eucaristia. Nella chiesa occidentale invece il termine non è usato; dal xvc secolo viene riferito a libri, rituali antichi o a tutto quello che riguarda il culto della chiesa.

In epoca moderna si giunse all'impropria equivalenza tra liturgia e ritualità cerimoniale e rubricale. Questa situazione (anche nell'insegnamento!) perdurò fino agli inizi del Novecento. Il Movimento liturgico dei primi decenni del Novecento promosse la riaffermazione di solidi fondamenti teologici per una liturgia che fosse formativa per la vita spirituale del cristiano. In sintesi:

a) la liturgia è culto della chiesa, continuazione di quello di Cristo; comunitario e pubblico perché in esso si esprime la natura propria della chiesa, comunità adunata intorno a Cristo;

b) nella liturgia si compie il mistero di salvezza, ovvero l'opera salvifica di Dio dispiegata nel tempo. Alcuni tratti fondamentali fondano la celebrazione liturgica:

— l'avvenimento primordiale di salvezza;

—     la presenza dell'avvenimento per mezzo di un rito;

—     la possibilità per ogni uomo, di ogni tempo, di attuare come proprio, di incontrare nella propria esistenza, il primordiale evento di salvezza con tutta la sua efficacia.

In questa prospettiva il culto non è prioritariamente movimento dell'uomo verso Dio; ma di Dio verso l'uomo. La liturgia cristiana è azione per il popolo e del popolo.

La costituzione conciliare Sacrosanctum concilium parte dalla prospettiva del progetto di Dio. II Signore Gesù Cristo con il suo sacerdozio non ha celebrato una liturgia, ma ha offerto al Padre un culto in verità. Liturgia è quindi l'esercizio dell'opera sacerdotale di Cristo attraverso segni significativi ed efficaci; la perpetua attuazione del mistero pasquale di Cristo.

 

Storia della salvezza

 

Il giorno dell'Epifania viene annunciata la data della Pasqua. La versione italiana termina con le parole: «A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli» (cfr. Eb 13,8). Si veda anche la preparazione del cero nella Veglia pasquale. La chiesa ripete continuamente a se stessa e al mondo che Gesù è il Signore, il Vivente, centro e cardine della storia della salvezza, unico Salvatore dell'uomo, l'Emmanuele 'Dio con noi', colui che dà senso compiuto alle vicende e alle domande di senso che agitano il cuore di ogni uomo.

L'incarnazione e gli eventi che ne seguono collocano il Figlio di Dio al centro del tempo, che da lui riceve significato e senso pieno. Nella Novo millennio ineunte Giovanni Paolo Il dice: «Cristo è il fondamento e il centro della storia, ne è il senso e la meta ultima» (n. 5).

La rivelazione presenta il tempo come dimensione in cui Dio svela e compie il suo progetto (storia) di salvezza. Ciò che fa il valore del tempo e rende la storia dell'uomo tempo di salvezza è l'intervento di Dio, il suo compromettersi definitivo e irreversibile con l'uomo, la sua mano tesa per tirarlo fuori dalla condizione che lo impoverisce nella sua dignità. La salvezza è un dono che va conosciuto e accolto: nessuno si salva da sé!

Così Dei Verbum 2: «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura. Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé».

Questa comunione tra Dio e l'uomo e con tutti gli uomini, compromessa e ostacolata spesso dal rifiuto dell'uomo, è opera dello Spirito di Dio ed è chiamata, nella logica dell'incarnazione che guida tutta la storia della salvezza, a farsi visibile e storicamente percepibile in una comunità, in un popolo cioè di convocati, di persone che accolgono l'invito di Dio, partecipano alla vita divina e si impegnano a vivere secondo la sua Parola: «Come Dio creò gli uomini non perché vivessero individualmente ma destinati a formare l'unione sociale, così "[Dio] volle santificare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di essi un popolo che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse"» (G5 32).

San Paolo chiama mistero il progetto di salvezza di Dio che si attua nella storia. Con questa espressione egli indica l'eterno decreto di Dio, deliberato prima dei secoli e nascosto al mondo, ma svelato pienamente con la venuta di Cristo, soprattutto nella Pasqua. I Padri parlano di economia della salvezza per indicare invece il modo concreto con cui il progetto va realizzandosi gradualmente nella storia umana. Il tempo è concepito non più come un cerchio chiuso, un eterno ritorno, ma come una spirale, in cui si va compiendo il progetto di Dio. Il fatto centrale e decisivo, Cristo, orienta tutta la storia prima e dopo di lui (cfr. Comunicare il vangelo in un mondo che cambia, 11 s.). È la stessa pedagogia della chiesa nella celebrazione dell'anno liturgico, che è azione salvifica unitaria. L'uomo ne partecipa gradualmente, ma il mistero è in se stesso totale e perfetto.

La rivelazione aiuta a scoprire anche come Dio compie tutto ciò, ossia la pedagogia da lui messa in atto, che diventa normativa anche per la pastorale cristiana. È la legge delle mediazioni sensibili (segni), con cui Dio mostra la sua condiscendenza nei confronti dell'uomo e si adatta a lui, spirito incarnato che conosce, fa esperienza, entra in comunicazione-comunione attraverso parole e gesti.

 

Oggi

 

Questo progetto ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stato compiuto da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale, continua nella liturgia. Come? La categoria chiave è il memoriale. È una parola usata dal Signore: «Fate questo in memoria di me». Già nell'Antico Testamento esprime la realtà dell'evento e la sua attuai izzazione. L'evento commemorato non viene ripetuto, non solo fa sentire il suo effetto oggi, ma è presente. Si pensi alla Pasqua dell'antica alleanza: il memoriale «di generazione in generazione» si apre alla vita e sconfina nel quotidiano, è esperienza di salvezza. Aprendosi al presente concreto la celebrazione illumina, accogliendolo, il passato che permane nel memoriale e si carica di speranza aprendosi al futuro di Dio.

I cristiani riprendono e ampliano tale concezione. L'evento Cristo con il suo culmine nella Pasqua rende il tempo 'compiuto', ma non 'chiuso'; Cristo è un compimento capace di suscitare nuovi inizi. Ogni uomo che vive nella storia è chiamato a essere coinvolto nell'evento salvifico. Ogni celebrazione liturgica è sempre un'azione del Signore glorificato nella comunità dei credenti riuniti nel suo nome e, di conseguenza, è sempre un evento di presenza di Cristo tra i suoi, secondo le diverse modalità in cui tale presenza si attua. Per realizzare un'opera così grande (redenzione umana e glorificazione di Dio) Cristo è sempre presente nella sua chiesa (cfr. SC 7).

È tipico di alcune solennità l'avverbio oggi. La liturgia evidenzia l'attuazione e l'attualizzazione del mistero nel particolare contesto di ciascuna assemblea. In un tempo ben determinato si rende realmente presente il Cristo risorto; la celebrazione congiunge l'oggi dei fedeli e la perenne e attuale presenza del Dio dell'alleanza. Un esempio, l'antifona al Magnificat dell'Epifania: «Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l'acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza».

A questo oggi sacramentale dobbiamo essere educati per attingere la forza necessaria per vivere il continuo oggi della nostra vita.

(Redatto dall’ufficio liturgico della Diocesi di Roma)