4° Corso di Formazione

    Parrocchia San Vittore martire - Villa Cortese
   Corso per la formazione del gruppo liturgico

4. Luoghi per la liturgia

La chiesa


La parola - come in latino, in greco e nell'originale semitico - indica la comunità radunata, persone che si riuniscono in base a una chiamata. Con lo scorrere dei secoli l'assemblea radunata presta il suo nome all'edificio di culto in cui è convocata, ma primariamente il termine indica la comunità dei credenti.
I primi cristiani si riunivano nelle case, nelle quali solo uno o più ambienti erano destinati al culto. Erano fornite spesso di elementi divisori e di arredamento mobile, prive di caratteri distintivi e di uniformità tipologica. La stessa spiritualità del cristianesimo primitivo privilegiava un culto non legato a edifici o luoghi, ma vissuto nello spirito della comunità e del singolo credente.
Nel III secolo si creano le condizioni perché i luoghi di culto diventino stabili e di proprietà della comunità. L'ecclesia domestica diventa domus ecclesiae. Tutti gli ambienti vengono adibiti a uso liturgico, con varie funzioni: vi sono una grande sala per le riunioni aperta sul cortile centrale, un battistero, una stanza per l'agape (cena condivisa) e, talvolta al piano superiore, anche l'abitazione dei sacerdoti e alcune stanze per i catecumeni. La stabilizzazione del luogo provoca l'ampliamento semantico del termine ecclesia, che non designa più solo la comunità dei fedeli, ma anche il luogo di riunione, la casa di Dio. Si pongono così i presupposti della basilica cristiana, l'edificio chiesa, che nasce con la libertà di culto (Costantino, 313 d.C.)
A Roma, gli scavi condotti sotto chiese paleocristiane hanno riportato alla luce i resti di case private risalenti al III secolo. La maggior parte delle chiese romane di origine paleocristiana è infatti fondata su precedenti domus ecclesiae o tituli (titolo di proprietà, riconosciuto alla chiesa). A capo della chiesa era un presbitero, coadiuvato da ministri a lui sottoposti.
La storia lega indissolubilmente l'edificio all'assemblea che vi si raduna. È l'assemblea celebrante che genera e plasma l'architettura. La chiesa - popolo di Dio sacerdotale, regale e profetico - comunità gerarchicamente organizzata che lo Spirito Santo arricchisce di carismi e ministeri, si raduna nell'edificio e, in qualche modo, proietta, imprime se stessa in esso, vi ritrova tracce significative della sua fede, storia, identità, nonché anticipazioni del suo futuro. Lungo il corso dell'anno l'assemblea vi si raduna per fare memoria del mistero pasquale di Cristo nell'ascolto delle Scritture, nella celebrazione dell'eucaristia, degli altri sacramenti e sacramentali e del sacrificio di lode. Lì la comunità credente accoglie ogni uomo che bussa alla sua porta e, mediante segni visibili, gli rivela la propria fisionomia e gli parla. Tra assemblea celebrante ed edificio-chiesa sussiste un legame profondo: la celebrazione cattolica è tutt'altro che indifferente all'architettura e, viceversa, l'architettura di una chiesa segna la liturgia che vi si celebra. Tale legame non è dato una volta per tutte ma muta nel tempo: come non esiste una liturgia immutabile, così non esistono un'architettura e un'arte per la liturgia immutabili (Nota pastorale L'adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, 11).
Elemento caratterizzante è la capacità dell'edificio di essere simbolo della realtà che vi si compie, ossia della comunione con Dio. Inoltre la chiesa-edificio, poiché evoca una comunione già in qualche modo anticipata e vissuta, si può considerare luogo escatologico, "segno e simbolo delle realtà celesti". Come le celebrazioni liturgiche rinviano l'una all'altra a formare una realtà unitaria, così la chiesa-edificio non è solo l'insieme delle sue parti, ma un organismo unitario (ibid., 12).
I molteplici linguaggi della liturgia - parola, silenzio, gesto, movimento, musica, canto - trovano nello spazio il luogo della loro globale espressione. Lo spazio contribuisce con il suo specifico linguaggio a potenziare e unificare la sinfonia di linguaggi di cui la liturgia è ricca. Così, anche lo spazio, come il tempo, viene coinvolto dalla celebrazione del mistero salvifico, assumendo caratteri nuovi e originali, una forma specifica che lo rende definibile come 'icona' (ibid., 13).

L'altare

In ogni religione l'altare è centro del culto sacrificale e segno della presenza divina, centro del mondo, in cui è visibile l'asse cosmico che congiunge cielo e terra.
L'altare cristiano è segno permanente di Cristo sacerdote e vittima, fondamento, capo e centro della chiesa. Egli è segno della presenza di Dio fra gli uomini. Agnello immolato e Vivente, Cristo compie in sé le figure dell'antico tempio e dell'altare: offre se stesso sull'altare della sua obbedienza divenendo luogo unico nel quale si rende culto a Dio. È la roccia percossa dalla quale scaturiscono i fiumi dello Spirito che dà vita (cfr. Gv 7,37-39; 19,34), compimento della profezia di Ezechiele che vede scaturire dall'altare sul lato destro del tempio l'acqua che risana e dona vita. I cristiani che offrono, in Cristo, il sacrificio della loro vita, sono anch'essi 'altare' (Prefazio della Dedicazione dell'altare).
Per antica tradizione l'altare, ara e mensa, deve essere di pietra naturale, fisso, segno di Cristo roccia e pietra angolare della chiesa. Anche se consentito l'uso di altra materia, comunque degna, solida e ben lavorata, è bene che almeno la mensa dell'altare sia di pietra.
La chiesa nutre venerazione e riverenza per l'altare; per questo esso viene baciato, incensato e riceve dai ministri l'inchino profondo del corpo. Come uno solo è il Salvatore, uno solo sarà l'altare (Premesse al Rito della dedicazione di un altare, 158). Centro dell'attenzione di tutta l'assemblea, deve essere separato dalla parete, tale che il presidente possa girargli intorno e celebrare rivolto verso il popolo. È dedicato a Dio e a lui solo, perché è a lui che si offre la vittima pura e santa, il sacrificio di lode e di ringraziamento (ibid., 161).

L'ambone

L'importanza della parola di Dio esige che nella chiesa vi sia un luogo adatto, conveniente per dignità e funzionalità, dal quale essa venga annunziata e verso il quale si rivolga spontaneamente l'attenzione dei fedeli durante la liturgia della Parola. Deve essere un ambone fisso, non un semplice leggio mobile; nel rispetto della struttura propria di ogni chiesa, deve essere disposto in modo che i ministri possano essere comodamente visti e ascoltati. Dall'ambone si proclamano le letture, il salmo responsoriale e l'annuncio pasquale; vi si possono tenere l'omelia e la preghiera universale. Non conviene però che vi salgano il commentatore, il cantore o l'animatore del coro, o che diventi supporto per libri diversi dal Lezionario e dall'Evangeliario.
Dalla Scrittura vengono attinte le letture illustrate nell'omelia o i salmi, dal suo afflato e dal suo spirito sono permeate le orazioni e gli inni, da essa prendono significato le azioni liturgiche, ma soprattutto, quando nella chiesa si legge la Parola, Cristo è presente (SC 7) ed è lui stesso a parlare quando si proclama il vangelo (SC 33).

La sede della presidenza liturgica

"La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l'assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, Capo e Pastore, e nella persona della chiesa, suo corpo. Per la sua collocazione essa deve essere ben visibile da tutti e in diretta comunicazione con l'assemblea, in modo da favorire la guida della preghiera, il dialogo e l'animazione. La sede del presidente è unica e non deve avere forma di trono; possibilmente non sia collocata né a ridosso dell'altare preesistente, né davanti a quello in uso, ma in uno spazio proprio e adatto" (L'adeguamento, cit., 19).
Non è solo un oggetto funzionale al bisogno di far sedere colui che presiede. La chiesa cattedrale si chiama così perché in essa è presente la cattedra del vescovo, cioè la sede della presidenza liturgica di quella chiesa particolare radunata per la celebrazione: un segno tanto importante da qualificare l'intero luogo. Dall'importanza simbolica della cattedra episcopale assume significato e valore ogni sede dalla quale il presbitero presiede a nome del vescovo (cfr. SC 42).
Insieme con l'ambone e l'altare è uno dei poli principali della celebrazione e richiama una delle forme di presenza di Cristo nella liturgia: assemblea, parola, ministro e specie eucaristiche (cfr. SC 7).
La chiesa non è una semplice società umana, ma un dono che viene dall'alto; chi convoca e costruisce la chiesa è Dio stesso per mezzo di Cristo e per opera dello Spirito Santo. Tale realtà teologica è resa visibile e comprensibile a tutti attraverso il segno della sede. Essa, come del resto la stessa assemblea, è anche segno dell'ultima convocazione alla fine dei tempi, per celebrare la Pasqua eterna.
Ove possibile, è bene provvedere anche opportune sedi per gli altri ministri e per i ministranti, queste sì funzionali, distinte da quelle del presidente e dei concelebranti (L'adeguamento, cit., 19).

 

La custodia eucaristica

 

Il Signore Gesù è presente nella chiesa in modo eminente nelle specie eucaristiche: "In quel sacramento infatti, in modo unico, è presente il Cristo totale e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente" (EM 9). Per questo motivo le specie eucaristiche, fuori della celebrazione, vengono custodite con grande cura e riverenza nel tabernacolo e conservate per l'amministrazione del viatico, per la comunione fuori della messa, soprattutto dei malati, e per l'adorazione. La custodia eucaristica, luogo della presenza di Gesù nostra Pasqua e pane vivo, è segno della nuova alleanza, punto di sosta della chiesa peregrinante. L'adorazione prolunga ed esprime quell'amore nuziale fra Cristo e la sua chiesa che si concretizza sacramentalmente, quale caparra delle nozze eterne, nella celebrazione dell'eucaristia, vero luogo dell'incontro con Cristo sposo attraverso la comunione sacramentale.
In ciascuna chiesa il tabernacolo per la riserva eucaristica deve essere unico e non collocato sull'altare; inamovibile, solido, inviolabile e non trasparente, sistemato in un luogo che si distingua per nobiltà e decoro. La miglior soluzione è una cappella apposita, facilmente identificabile e accessibile, assai dignitosa e adatta per la preghiera e l'adorazione. In alternativa alla cappella eucaristica, può essere individuato uno spazio apposito all'interno dell'aula (cappella laterale), da adattare perché sia funzionale alla preghiera e all'adorazione e da evidenziare opportunamente (L'adeguamento, cit., 20).
Davanti al tabernacolo arde perennemente una lampada, per tradizione alimentata a olio o cera, che indica e onora la presenza reale di Cristo nell'eucaristia ed è segno dell'ardente desiderio della sposa di unirsi al suo Sposo, cioè del desiderio di ogni fedele di rimanere unito a Cristo.

Il battistero e il fonte

Il battistero è luogo del fonte battesimale e spazio per la celebrazione del sacramento. Può trovarsi nella chiesa (ben visibile ai fedeli, per favorire la partecipazione comunitaria), o fuori, sufficientemente ampio per ospitare un'assemblea numerosa (Premesse al Rito del battesimo, 25s.).
Fin dal IV secolo, vicino alle prime cattedrali e in unico complesso architettonico, venivano costruiti battisteri per la celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione: grandi cappelle, generalmente intitolate a san Giovanni Battista, che battezzò il Signore Gesù nel Giordano. Al centro veniva collocato il fonte (o vasca) battesimale.
Soprattutto in epoca post-tridentina, il battistero subì una forte involuzione: da ambiente comunitario, usato nelle grandi feste del Signore, si passò a una sorta di armadio battesimale che finì per svilire la dignità dell'azione liturgica e favorì una celebrazione stilizzata e quasi privata. La prassi attuale purtroppo non sembra aver recepito appieno lo spirito della riforma liturgica: antichi e preziosi battisteri sono dismessi o trasformati in depositi e sostituiti da recipienti mobili di materiale vario di discutibile dignità e gusto.
Viene ribadito che tutte le chiese cattedrali e parrocchiali debbono avere il proprio battistero, luogo ove zampilla o viene conservata l'acqua del fonte battesimale e dove i riti sacramentali possono essere celebrati con dignità e decoro. Il fonte, specialmente nel battistero, deve essere fisso, in materiale adatto e costruito con arte, curato e realizzato in modo da poter consentire il battesimo per immersione, gesto maggiormente significativo dell'azione sacramentale. Per sottolinearne la significatività, venga realizzato in modo che l'acqua ne zampilli come da vera sorgente, prevedendo anche la possibilità di riscaldare l'acqua.
Il battistero è solitamente di forma rotonda o ottagonale. Il circolo indica la perfezione dell'eternità; il numero otto è simbolo del giorno escatologico che trascende la settimana. Circolo e ottagono sono quindi simboli dell'eternità della nuova vita, ottenuta in dono con il battesimo, e della risurrezione finale.

                          (Redatto dall'ufficio liturgico della Diocesi di Roma)