3° Corso di Formazione

           Parrocchia San Vittore martire - Villa Cortese
           Corso per la formazione del gruppo liturgico

3. Tempi per la liturgia


Il vero culto

Al momento della morte di Gesù il velo del tempio si squarciò da cima a fondo (Mt 27,51). Da allora non esistono più osservanze di tempi e luoghi, né cicli di sole e luna: tutto il creato è stato ricondotto al suo destino originale.
Già la predicazione dei profeti aveva intuito e proclamato che il mondo è il vero tempio di Dio, che la vita dell'uomo è vero sacrificio a lui gradito e che questo si sarebbe compiuto definitivamente in Cristo. Il vero culto è quello reso a Dio con la vita.
Gesù stesso proclama 'vero adoratore' non colui che adora Dio su questo o quel monte, ma chi lo adora "in spirito e verità" (Gv 4,21-24) e dichiara che "è giunta l'ora, ed è questa" in cui il tempio di Dio è la creazione, il mondo è l'altare dove si offre un sacrificio in cui vittima e sacerdote coincidono. I discepoli di Gesù sono chiamati, come lui, a offrire la vita a Dio, a trasformare ogni momento dell'esistenza in lode e offerta, a fare della loro vita, in unione con quella di Gesù, un unico e perfetto sacrificio. Pertanto i luoghi e i momenti in cui si compie questa offerta-sacrificio di sé sono quelli dove si svolge la vita. Sono i luoghi dove l'uomo gioisce e soffre, lavora e riposa, ama, vive e muore. Il mondo intero è tempio dove Dio si manifesta.

Il sacerdozio battesimale in Cristo

Rigenerati e unti dallo Spirito Santo "i battezzati vengono consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo" (LG 10). Questo sacerdozio esercitato dai discepoli di Gesù si riferisce al sacerdozio di Cristo, che è in tutto diverso da quello antico: mentre i sacerdoti offrivano ripetuti sacrifici, Gesù ne offre uno solo e una volta per sempre (Eb 9,11s.); i sacerdoti di ogni legge offrono la vita di altri, Gesù offre la sua stessa vita; i sacerdoti dell'antico rito entrano ed escono più volte da templi di pietra, Cristo invece è entrato una volta per tutte nel tempio unico e non costruito dall'uomo: il seno stesso del Padre. Con Gesù il principio della sostituzione (la vita della vittima per quella dell'offerente) è abolito: Dio non accetta più questo tipo di offerta. Questa è la grande novità apportata dal cristianesimo.
Ma i cristiani hanno ripreso a costruire case per il culto, a dedicare luoghi e tempi dichiarandoli 'santi'. Tale prassi non vuole contraddire il Maestro, ma intende utilizzare linguaggi e categorie simboliche ancora in grado di esprimere realtà nuove, scegliendo spazi e tempi che ricordano la manifestazione di Dio. Essi possono aiutare ad accostarsi a Dio, e l'uomo li dedica come 'primizia e decima' della creazione. Il cristiano sa bene che Dio non ha necessità di luoghi, tempi, vesti, insegne, formule e non fa dipendere da questi segni la possibilità di incontrarlo. Saranno utili finché riusciranno a comunicare all'uomo il senso del trascendente e del divino, ma si dovrà sempre vigilare a che questi segni non ostacolino la ricerca di Dio o addirittura non si sostituiscano a lui: sarebbe una degenerazione superstiziosa e idolatrica.

Il tempo dell'uomo, tempo di salvezza

Per incontrare l'uomo e offrirgli grazia e salvezza, Dio non ha bisogno di calendario o di feste. Ogni momento è tempo di salvezza. È l'uomo che ha bisogno di scandire il tempo in ritmi regolari per far ritornare alla mente momenti, fatti e memorie che rivestono per lui particolare importanza. Non è Dio che si lascia muovere dal tempo ma è l'uomo che, muovendosi nel tempo, se ne lascia muovere. Rievocare un evento è riviverlo, e così si affida ai ricorsi del tempo (stagioni, anni, cicli di anni) e dei giorni (calendario) la capacità di rievocare e far vivere l'evento rendendolo, in qualche modo, attuale. Così è accaduto anche con l'evento Cristo, nel quale la salvezza si rese presente nel tempo.
San Paolo rimprovera i Galati e i Colossesi di attenersi troppo all'osservanza di "giorni, mesi, stagioni e anni" (Gal 4,10), "feste, noviluni e sabati" (Coi 2,16): sono "cose di poco conto in quanto ombra di cose future; la realtà invece è Cristo" (Coi 2,17s.). Ma gli stessi apostoli avevano continuato a frequentare il tempio nelle ore di preghiera, nelle feste e nelle ricorrenze (cfr. At 3,1).
Le generazioni successive avvertirono la necessità di riempire il tempo con la memoria di Cristo, formando pian piano un calendario che ripercorreva gli eventi del mistero di Gesù. Per questa via la chiesa ha elaborato progressivamente il suo anno liturgico. Dal comando di Gesù: "Fate questo in memoria di me", e dal bisogno del discepolo che l'evento di salvezza divenga disponibile qui e ora in suo favore nasce il tempo della chiesa.

Il giorno del Signore

Fin dall'origine la comunità cristiana individuò un giorno come suo proprio, gli diede il nome di giorno del Signore o domenica e lo caratterizzò con il riunirsi per ascoltare la predicazione degli apostoli e "spezzare il pane" (At 2,46). Era il giorno della risurrezione di Cristo e delle prime apparizioni del Risorto. Gesù stesso sembra aver dato questa indicazione apparendo ai suoi nel Cenacolo "otto giorni dopo" la risurrezione (cfr. Gv 20,26). La riflessione della chiesa approfondì il senso del giorno del Signore e vi conobbe altre ricchezze: in quel giorno lo Spirito Santo era sceso sugli apostoli ed era nata la chiesa; la domenica è giorno ottavo, sabato definitivo, anticipazione e figura del sabato eterno.
Rispettando questo ritmo settimanale, la comunità cristiana fece diventare la domenica il giorno della chiesa perché giorno dell'assemblea (1 Cor 11,18). È giorno della Parola e dell'eucaristia, della fede, della gioia, della memoria e dell'attesa, della carità e della preghiera, della festa e del riposo. Giorno distintivo, segno di appartenenza alla chiesa, per il quale si poteva anche morire perché i cristiani "non possono vivere senza celebrare il giorno del Signore".

L'anno liturgico

L'uomo non può cogliere con un solo sguardo tutto il mistero di una vita, e ciò lo porta a ripercorrere tappa dopo tappa gli eventi di una storia e di un'esistenza. Anche i gesti e le parole di Cristo furono ripercorsi dalla comunità cristiana uno per uno e posti alla base delle memorie liturgiche.
Gli eventi sono le vicende della vita di Gesù culminati nella Pasqua. Sono oggetto della celebrazione del mistero di Cristo durante l'anno. Raggruppati e organizzati in cicli (Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua e Tempo ordinario) o disseminati in date fisse, attendono di incontrare l'uomo per comunicargli salvezza. Quando ci si accosta con fede al mistero celebrato, si è raggiunti da esso, se ne viene coinvolti e l'evento 'rivive' e opera con la stessa efficacia di allora. Attraverso il memoriale celebrativo l'evento continua a produrre l'effetto salvifico.
Le parole. Quello che è vero per gli eventi lo è anche per le parole. La Parola, che il cristiano può sempre leggere privatamente, ha un'altra efficacia quando è proclamata nella celebrazione. Essa risuona ora, per me, qui, nella mia storia, con efficacia non diversa da quando fu pronunciata la prima volta. Cristo stesso la proclama, e il suo mistico corpo è sua voce, sua lingua, suo cuore (cfr. SC 7).
Durante l'anno liturgico tutto il mistero di Cristo e il piano di salvezza sono ripercorsi e rivisitati mediante la proclamazione delle letture proposte dal Lezionario.

Maria e i santi nell'anno liturgico

"Nelle feste della Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore" (Annuncio del giorno di Pasqua). Dall'unico mistero di Cristo scaturisce la venerazione della beata Vergine Maria, madre e discepola del Signore, immagine della chiesa, primizia della nuova creazione. Celebrando il Figlio la chiesa incontra la Madre: nel mistero della incarnazione, nel Natale, nell'Epifania, nella Presentazione di Gesù al tempio, nelle nozze di Cana, nella Passione, nella Pentecoste.
Radunati in assemblea liturgica, i fedeli esprimono anche la loro comunione con la chiesa gloriosa nella Gerusalemme celeste "venerando anzitutto la gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre del nostro Signore Gesù Cristo" (Preghiera eucaristica I) e scoprendo che il servizio del culto deve trasformarsi, come fu per Maria, in diaconia di carità verso i fratelli.
Anche la memoria dei martiri e dei santi su fonda sul mistero pasquale di Cristo, 'corona dei martiri'.

La liturgia delle ore

La lode che la chiesa innalza nel tempo al Signore, e che ha come culmine la celebrazione eucaristica, si dilata alle singole ore del giorno vissute nella memoria dei misteri di Cristo. La preghiera di lode è intessuta di salmi e cantici. Si pone in atto il dialogo tra Dio e l'uomo che è 'sacrificio di lode', atto comunitario con cui ci si rivolge a Dio "dal sorgere del sole al suo tramonto". Duplice cardine di questo sacrificio è il canto delle Lodi al mattino e dei Vespri la sera (PNLO 9).
In un certo senso anche il tempo è sacramento della Pasqua: il tramonto annuncia la notte/morte, l'alba proclama la luce/vita.

              (Redatto dall'ufficio liturgico della Diocesi di Roma)