Parrocchia San Vittore Martire Villa Cortese


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Il gioco piu bello

Una comunità che educa > Animazione oratoriana

Il gioco più bello? È in oratorio.
3 dicembre 2009

Ricerca della Cattolica su 2mila bambini e adolescenti: cresce il bisogno di socialità, centrale il ruolo degli spazi educativi
I bambini non vogliono giocare da soli. Spesso lo fanno, eppure nella scelta di chiudersi in camera davanti a un videogioco o di andare in giardino con gli amici, è nascosto un bisogno di socialità che la famiglia e le istituzioni devono saper intercettare. I dati resi noti durante il convegno "A che gioco giochiamo", organizzato alla Cattolica dal Cremit in collaborazione con la cooperativa Pepita, hanno un duplice valore: da un lato confermano la capacità dei ragazzi e degli adolescenti lombardi di divertirsi giocando, dall'altro riconoscono la centralità dell'oratorio come luogo in cui è possibile crescere insieme, invitando contemporaneamente gli adulti a farsi carico delle proprie respon- sabilità anche nei momenti di svago.
La ricerca ha messo a fuoco il significato del gioco attraverso interviste e focus group che hanno coinvolto 1000 bambini e preadolescenti tra gli 8 e i 13 anni e 1000 adolescenti dai 14 ai 17 anni, durante l'esperienza estiva dell'oratorio feriale nella città di Milano e provincia, a Como, Monza e Varese. Risultato? C'è una tendenza da non sottovalutare che riguarda il 44% dei ragazzi, abituato a giocare da solo, contro il 47% di chi lo fa con fratelli e sorelle. I videogiochi sono in testa alle preferenze (54,5%) davanti ai giochi di squadra (47%) ma tutto questo non basta, secondo il pro-fessor Piercesare Rivoltella, direttore del Cremit, per dire che "la tecnologia erode degli spazi. Non è vero, semmai si inserisce negli spazi di tempo lasciati liberi. Tocca poi ai genitori interrogarsi sulle strategie da mettere in campo per mediare quegli aspetti del gioco che possono presentare eventuali aspetti controversi".
La sfida resta quella di educare sempre e comunque, magari prendendo a modello quel 53% di adolescenti che già lo fa durante i momenti-chiave dell'anno pastorale. Qui entra in gioco l'oratorio, indicato dal 68% come luogo privilegiato per divertirsi e crescere. Che si tratti della partita di pallone o di basket in estate o dei giochi in scatola nel salone d'inverno, "è la conferma che la nostra opera educativa ha basi solide - ha sottolineato don Samuele Marelli, direttore della Fom - Nei nostri cammini siamo chiamati a partire da quello che c'è, custodendo le condizioni che attraverso il gioco ci permettono di realizzare la nostra missione educativa. Il mondo adulto ha un debito verso questi ragazzi e deve affrontarlo sapendo che c'è un bisogno di relazione forte, che va nutrito e a cui vanno date al più presto delle risposte".


Non solo Playstation, resiste il "nascondino"


Playstation e Nintendo, ma anche nascondino e le carte. I gusti dei ragazzi dei nostri oratori in materia di giochi mettono insieme le tecnologie più moderne agli svaghi più tradizionali, a conferma che le due cose non si escludono a vicenda. Quanto invece alle motivazioni, quasi il 50% del campione dichiara di mettersi a giocare coi videogame perché non sa cosa fare, mentre il 33% spiega di volersi sfogare, il 29% di volersi mettere alla prova per sfidare se stessi e il 28% desidera invece confrontarsi a distanza con gli amici. Solo una percentuale minoritaria si mette alla "console" perché spera di evadere e di entrare in nuove realtà. Insomma: bambini e adolescenti, anche quando si divertono, cercano di farlo tenendo i piedi per terra...


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