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Parrocchia San Vittore martire - Villa Cortese
Giovedì 12 novembre 2009
3° incontro della scuola di preghiera per adulti
Quando pregare ?
E' importante la preghiera ? Ci crediamo?
Siamo onesti! Noi non ci crediamo proprio all'importanza della preghiera, se non come a un principio di teologia puramente accademico che ignoriamo scandalosamente nella vita di tutti i giorni. Piangiamo lacrime di coccodrillo, allunghiamo la mano verso una sigaretta e ci abbandoniamo davanti alla tivù.
Se ci credessimo davvero, allora grideremmo invocando l'aiuto di Dio; andremmo da Lui; troveremmo il tempo per aprirci al Suo potere salvifico; creeremmo urgentemente lo spazio per la preghiera nella nostra vita. Lo spazio e il tempo che una persona trova nella sua vita quotidiana per la preghiera, sono il segno concreto della sua sincera accettazione della propria debolezza e della propria fede nel potere di Dio, che solo può agire in quella debolezza.
Tempo e pratica
Tu pensi, allora, che il tempo effettivo che dedichiamo alla preghiera sia molto importante?
Uno potrebbe anche dire: "voglio diventare un pianista provetto, o, chissà, parlare correntemente il tedesco, o diventare un golfista di buon livello", ma io gli crederò solo se lo vedrò esercitarsi per parecchie ore al giorno. Lo prenderò sul serio se lo vedrò darci dentro, giorno dopo giorno al piano, o riverso su una grammatica di tedesco o a scarpinare in un campo da golf.
È difficile trovare un cristiano che non dica che vorrebbe avvicinarsi maggiormente a Dio, essere totalmente posseduto da Lui, e sviluppare una più profonda vita di preghiera. Tuttavia, io non sono disposto a credergli, finché non lo vedrò praticare incessantemente la preghiera giorno dopo giorno, trovando lo spazio e il tempo necessari per fare quello che, dovrà ammettere, è il punto nodale di tutta la sua vita. Il desiderio non è sufficiente, come non lo sono le buone intenzioni.
Imparare a pregare, imparare ad aprirci a Dio è come qualsiasi altra cosa, ha bisogno di pratica e richiede tempo. Che io sappia non c'è nessun risultato importante che si possa ottenere semplicemente desiderandolo.
Non ci pensiamo due volte a dedicare ore ogni giorno per conseguire un titolo di studio, per superare un esame, per ottenere delle abilitazioni, e riteniamo giustamente come cosa ovvia che il tempo che vi dedichiamo e l'energia che vi spendiamo siano necessari. Per qualche ragione pensiamo che la preghiera sia un'eccezione, ma credimi, non lo è affatto. Chiunque voglia arrivare a qualche risultato nella propria attività, deve dedicarvi ore di tempo, anche se vi è naturalmente predisposto e ha talento.
Uno sforzo serio
Non abbiamo diritto d'immaginare che la preghiera sia un'eccezione alla regola, perché non lo è di certo! Si presume di dedicarsi alla padronanza "dell'arte delle arti" mentre invece, nel migliore dei casi, si vivacchia, come dilettanti incompetenti, occupandoci a tempo perso di qualcosa che richiederebbe il pieno potenziale del professionista.
Sebbene non ci piaccia ammetterlo neppure a noi stessi, crediamo ancora che la preghiera avvenga all'improvviso, o non avvenga affatto. Ci illudiamo che i santi siano nati, o creati, da un intervento arbitrario di Dio che ogni tanto decide improvvisamente di alzare il livello dell'umanità. Questa è una piccola idea confortevole che molti di noi amano serbare in fondo alla mente, perché ci assolve da uno sforzo serio.
La verità è che noi tutti abbiamo lo Spirito dentro di noi; ciò è fondamentale per la nostra fede, e questo Spirito estenderà la sua influenza in noi con la certezza automatica e infallibile del seme solo se noi creiamo le condizioni per la sua crescita; e proprio questo è la preghiera.
Quanto tempo al giorno dedicare alla preghiera?
Questa è una domanda difficile. Prendi per esempio un pianista
Quanto tempo al giorno deve praticare se vuole raggiungere un buon livello? Un'ora al giorno all'inizio potrebbe stressarlo troppo e distoglierlo dal suonare il piano per sempre, ma dopo un anno o due, potrebbe essere il minimo necessario solo per mantenere intatto quello che ha già imparato. Purtroppo è una di quelle risposte "tutto dipende", perché dipende tutto dal singolo caso. Non c'è una regola generale. Ma una cosa posso dirla. Se le persone fossero solo pronte a dedicare lo 'stesso tempo giornaliero che ci vuole per conseguire veramente un buon livello con il piano, allora, col tempo, la loro vita cambierebbe in modo sostanziale e irrevocabile.
Si potrebbe incominciare con venti minuti al giorno ed estendere gradualmente quel periodo man mano che si padroneggiano i preliminari, ma col passar dei mesi il periodo gradualmente si estenderà, finché alla fine il problema sarà quello di sapersi trattenere piuttosto che decidere su un tempo minimo.
Quando una dimensione totalmente nuova di esperienza inizierà a svilupparsi dentro, sotto l'influenza dell'amore di Dio, la questione finale sarà come bilanciare le ore che si passano nella preghiera con gli obblighi che si hanno nei confronti degli altri.
Pensi che quando il tempo passa e la preghiera prospera, dovremmo essere in grado di pregare per sei ore al giorno, come Arthur Rubinstein si esercitava al piano, o perfino nove se possibile?
No! Dovremmo essere capaci di pregare per dodici ore al giorno, tutto il giorno in effetti, in ogni sua parte!
Vedi se tutto va bene, la preghiera che inizia e si sviluppa in ore stabilite, dovrebbe espandersi gradualmente e diffondersi sul resto della giornata. Alla fine si estenderà su tutto quello che facciamo. All'inizio il periodo di preghiera sarà come un deserto: secco, arido e sterile, ma poi diverrà nella nostra vita come un'oasi di cui non potremo fare a meno. Questo però non è la fine, è solo l'inizio. Alla fine l'oasi diverrà una fonte che zampillerà e traboccherà per irrigare tutta la nostra vita. Sto parlando di una preghiera molto più profonda che in definitiva diventa sia compatibile che commisurata con una intensa azione.
L'ideale non è di estendere gradualmente il tempo dedicato alla preghiera formale, allungandolo a seconda dei progressi, cosicché alla fine dovremmo stare idealmente inginocchiati per la maggior parte della giornata.
Niente affatto! Se Dio ci avesse creato per questo, non ci avrebbe fatto con queste ginocchia ossute. Non avrebbe avuto affatto bisogno di dotarci delle gambe e neppure delle braccia. Avrebbe potuto risparmiare su tutto e costruirci con dei sederi grassocci e ben imbottiti per stare seduti, e grosse teste con fronti sporgenti con cui stare in contemplazione tutto il giorno.
La libertà esige sempre disciplina e la preghiera non fa eccezione
C'è un punto che vorrei sottolineare ed è questo: si sono dette e scritte un sacco di fesserie sulla cosiddetta "contemplazione nell'azione". L'idea che possiamo pregare per la strada, in treno, mentre siamo impegnati nel lavoro, o ci relazioniamo con gli altri, è una sciocchezza bella e buona se non c'è la preghiera quotidiana a ore stabilite. Certo, vorremmo tutti essere liberi di pregare quando vogliamo e dove vogliamo, ma la libertà esige disciplina.
Vorrei essere libero di suonare al piano quello che voglio quando voglio, ma non posso farlo perché a suo tempo non ho voluto accettare la disciplina che il mio maestro di musica aveva cercato di impormi. Ho rifiutato di esercitarmi regolarmente.
Con la preghiera è esattamente lo stesso. Certo, l'ideale è avere la possibilità di pregare a volontà, non importa dove siamo e cosa stiamo facendo. Ma è assolutamente impossibile, a meno di non accettare la disciplina necessaria e imparare a pregare in tempi stabiliti e in circostanze specifiche. La libertà esige sempre disciplina e la preghiera non fa eccezione.
Il tempo non è sufficiente, occorre la disciplina dell'imparare
C'è un ultimo punto che vorrei chiarire. Evidentemente dare il solo tempo fisico non è sufficiente. Molti ordini religiosi erano soliti insistere su sessanta minuti di preghiera al giorno in un sola volta. Spesso la cosa era imposta senza un'adeguata spiegazione o preparazione e veniva affrontata come un tempo da dedicare a un salutare esercizio ascetico, che di solito avveniva nel peggiore periodo possibile del giorno.
Dei neofiti che forse avevano un serio desiderio di pregare, vedevano improvvisamente riversata dell'acqua gelida sulle loro aspirazioni e ne venivano distolti per sempre a causa di queste prime dure e dannose esperienze. Non appena ne avevano l'opportunità, la "preghiera" veniva abbandonata. Non si può mettere un bambino in una stanza per un'ora al giorno dicendogli d'imparare a suonare il piano ascoltando poca musica e lasciandolo praticamente senza istruzioni. Mi domando: di quanti geni musicali è stato privato il mondo da genitori stupidi e insensibili che cercavano crudelmente di proiettare le loro ambizioni frustrate sui propri figli?
Pregare è ascoltare
La preghiera emerge non tanto dal parlare ma dall'ascoltare. Che cosa si intende con "ascoltare Dio"?
Come parla una persona a un'altra? Non c'è nulla di misterioso nella comunicazione umana. Noi impariamo a conoscere gli altri ascoltando le parole che usano. Le distanze fra le persone vengono colmate dalle parole. Queste ci permettono di scoprire altre cose su di loro e ci permettono di avvicinarci sempre più e alla fine di amarle. Questo è il motivo per cui tutti i cristiani hanno sempre guardato alla Bibbia con timore reverenziale, perché essa contiene le parole che colmano lo spazio fra Dio e l'uomo: le parole di Dio. Le Sacre Scritture compiono perfino un passo ulteriore mostrando come la parola di Dio si sia in realtà incorporata nella carne e sangue di un uomo, Gesù Cristo. Quando ascoltiamo le Sue parole, impariamo ad ascoltare Dio; quando impariamo ad amarLo, impariamo ad amare Dio. È per questo che la preghiera cristiana autentica non incomincia con l'immergersi in oscuri stati trascendentali di consapevolezza ma cercando di conoscere e amare Gesù Cristo.
San Girolamo diceva che "ignorare le Sacre Scritture è ignorare Cristo" e quindi è ovvio che il punto di partenza per incominciare a conoscerLo è leggere le Scritture.
Ecco perché qualsiasi sia il metodo di preghiera che di volta in volta possiamo ritenere utile, non dobbiamo mai dimenticare di ritornare alla Bibbia, il libro cristiano di preghiera "per eccellenza".
I primi cristiani non ne conoscevano altri. Molti di loro conoscevano ampie parti dei Vangeli, di tutta la Bibbia, a memoria. Non avevano altri libri di preghiera in mano, e non ne avevano alcun bisogno.
Cassiano descrive il modo in cui i Padri del deserto usavano le Scritture, specie il Nuovo Testamento e i salmi. Egli pone in risalto come a loro non interessasse quanto leggevano, ma quanto fossero stati in grado di penetrare i testi sacri. Leggevano pochi versetti alla volta, ripetendoli una seconda e perfino una terza volta, meditandoli ed entrando più profondamente nel loro dinamico senso interiore. Poi i monaci si fermavano per qualche momento di pausa in assoluto silenzio per permettere al medesimo Spirito, che aveva ispirato le Scritture, di ispirare pure loro.
Dopo aver pienamente assaporato un particolare testo, passavano devotamente a un altro e ripetevano il processo, lasciando spazio al silenzio perché la parola penetrasse fino al midollo del loro essere. Quanto più la loro preghiera cresceva in intensità, i momenti di silenzio si protraevano, finché alla fine le parole lasciavano spazio a una profonda quiete interiore. In questa quiete il monaco incontrava il Creatore in un modo e a un livello noto solo al credente che ha dato tutto se stesso a Colui che è Tutto in Tutti.
Pregare è sentirsi amati
Nessuno può rimanere lo stesso quando si rende conto di essere amato e sembra che l'amore di Dio segua lo stesso modello dell'amore umano.
All'inizio dell'amore umano è piuttosto difficile trovare le parole; c'è un certo imbarazzo nell'affrontare una relazione amorosa per la prima volta. Di solito c'è una certa tensione, perfino una certa artificiosità nel modo in cui noi dapprima ci esprimiamo. Negli incontri seguenti la conversazione tende a concentrarsi sulla conoscenza reciproca, sullo scoprire il rispettivo retroterra culturale e i gusti comuni. La scintilla dell'amore che c'era fin dall'inizio a poco a poco diventa fuoco e le parole di spiegazione cedono il passo al linguaggio dell'amore. Quanto più l'amore congiunge i due in uno, tanto più il bisogno di parlare diminuisce. È sufficiente stare l'uno accanto all'altro, essere soli, essere un tutt'uno in un silenzio profondo e significativo.
Allora lo schema di preghiera è semplicemente un aiuto suggerito per consentire al principiante di costruire una relazione d'amore con Dio, nel momento in cui incominci a renderti conto e a sentire che l'amore di Dio ti invade, è il momento in cui puoi buttare gli schemi o le tecniche di preghiera nel cestino della carta straccia. Naturalmente siamo degli esseri umani, un giorno troviamo facile pregare, il giorno dopo no, un giorno siamo sul Tabor e il successivo sul Calvario.
La nostra liberta amata da Dio ci rende più liberi. Liberamente chiediamo a Colui che da sempre e per sempre ci ama: insegnaci a pregare!
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