Parrocchia San Vittore Martire Villa Cortese


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2° Incontro Scuola di preghiera

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Parrocchia San Vittore martire - Villa Cortese
Giovedì 5 novembre 2009
2° incontro della scuola di preghiera per adulti


Come pregare ?


Attenzione alle parole


È duro doverlo dire, ma temo sia vero. Noi sosteniamo solo a parole l'importanza della preghiera, come pure la priorità assoluta che dovrebbe avere nella nostra vita. È per questo che abbiamo poca o nessuna influenza sul mondo contemporaneo che dovremmo servire.
"Vedi, se noi ammettiamo che "preghiera" è il termine che usiamo per descrivere la via concreta da seguire per permettere che l'amore di Dio penetri nella nostra vita per cambiare noi e gli altri tramite nostro, allora si deve riconoscere che la preghiera è la cosa più importante della vita.
"Niente è più importante dell'amore di Dio, perché solo il Suo amore può migliorare gli esseri umani in modo decisivo e permanente. Nessuna macchina costruita dall'uomo è in grado di farlo, per quanto sofisticata sia. Nessuna forza puramente umana arriva a tanto, neanche la forza nucleare.
"Possiamo anche traboccare di idee e di ideali per noi e per l'umanità, ma ci vuole qualcosa di più se non vogliamo essere solo degli idealisti da salotto. Va benissimo parlare di assistenza ai bisognosi e agli emarginati, di superamento dei pregiudizi razziali, di aiuti al Terzo Mondo, di comunità umana autentica, ma sono soltanto chiacchiere, pie illusioni se i nostri cuori non vengono cambiati dall'amore di Dio. È questa la sola forza che ci può cambiare; e la preghiera è l'unico mezzo diretto che abbiamo per entrare in contatto con la forza del Suo amore".


Gesù pregava

Egli apparteneva a un popolo che sapeva pregare, il popolo che ha creato il libro dei Salmi. La sua preghiera liturgica era improntata a modi e forme della preghiera giudaica del tempo. E' da tale fonte che Gesù ha tratto ispirazione per la sua capacità creativa: per esempio il Padre nostro.
Grande importanza ha la preghiera personale di Gesù. Il suo ministero pubblico è intervallato da frequenti "ritiri", durante la notte o al mattino presto, per pregare: "in luoghi deserti", "in disparte", "da solo", "sul monte". Luca è l'evangelista che insiste maggiormente sulla preghiera di Gesù collegandola ai momenti salienti della sua vita e della sua missione.
E' a partire dalla sua esperienza di preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a pregare. E', dunque, essenziale alla preghiera autentica accogliere i consigli per la preghiera dati da Gesù ai discepoli e da questi ascoltati, conservati, consegnati alle comunità cristiane, quindi vissuti dai credenti fino ad essere depositati come Scrittura nei vangeli.
Va ricordato che Gesù ha riassunto il suo insegnamento nella preghiera del "Padre nostro", definito giustamente "compendio di tutto il Vangelo".

I consigli per la preghiera dati da Gesù ai discepoli

1. "Prima di pregare, riconciliati con il tuo fratello"
Mt 5,23-24; Mc 11,25

Nel momento stesso in cui il cristiano si rivolge a Dio chiamandolo Padre, deve essere consapevole che egli non compie da solo questa invocazione, ma la esprime insieme a dei fratelli: dice "Padre", ma subito aggiunge "nostro". Essere custodi dei fratelli nella fede e degli uomini tutti è condizione essenziale per accedere alla comunione trinitaria. La riconciliazione con il fratello e l'amore che si spinge fino al nemico, fino alla volontà di fare il bene a chi ci fa il male (cfr. Lc 6,27): ecco l'atteggiamento che deve accompagnare l'inizio di ogni dialogo con il Signore.

2. "Quando preghi, ritirati nella tua camera" Mt 6,6

Il credente vive la sua fede nella comunità, la esprime nella liturgia, preghiera di tutta la Chiesa, e deve pregare insieme agli altri fratelli e sorelle, facendo della preghiera comune la migliore scuola di preghiera personale. Egli non deve intraprendere un cammino nuovo e inedito, ma riceve dalla Chiesa il canone della preghiera: i Salmi, la lettura della Scrittura, l'intercessione, il "Padre nostro" e il culmine della preghiera stessa, ossia l'eucaristia. La liturgia è, dunque, l'ambiente vitale in cui crescere nella fede e nella comunione con il Signore.
Tuttavia, la preghiera comune non è sufficiente: essa necessita dell'interiorizzazione, della gratuità di chi dà del tu a Dio personalmente, quando gli altri non sono fisicamente accanto a lui. Pregare nella solitudine, in disparte, non è una forma di individualismo, bensì la possibilità di incontrare Dio quali figli nel segreto del cuore, accettando su di sé quello sguardo penetrante del Dio che conosce, guarda, parla a ciascuno in modo irripetibile e unico. L'invito di Gesù a pregare "nel segreto" non è solo un antidoto all'ipocrisia di chi prega per essere visto e ammirato dagli altri (cfr. Mt 6,5), ma indica un modo di dialogo amoroso e intimo con Dio, "faccia a faccia" con l'Invisibile.
Oggi i cristiani sanno parlare di Dio; ma sanno anche , come nelle generazioni passate, parlare a Dio ?

3. "Tutto ciò che chiederete nel mio nome lo farò" Gv 14, 13

Pregare è anche chiedere a Dio ciò di cui abbiamo bisogno, ma chiederlo nel Nome di Gesù. Questo da un lato significa unire la nostra preghiera a quella di Gesù, che "alla destra di Dio intercede per noi" (Rm 8,34; cfr. Eb 7,25); ma, soprattutto, accordare la nostra preghiera con la sua, cioè avere in noi gli stessi sentimenti e gli stessi pensieri che furono in lui. Fine della preghiera, infatti, è ottenere che noi facciamo la volontà di Dio, non che Dio faccia la nostra: non le nostre preghiere trasformano il disegno di amore di Dio su di noi, ma sono i doni che Dio concede nella preghiera a trasformare noi e a metterci in sintonia con la sua volontà! Ecco perché, se si prega nel Nome di Gesù - sconcertante ma vero -, si è già esauditi (cfr. Gv 15,16; 16,23-24), avendo posto come primato su tutto la volontà di Dio che si compie in noi e in tutte le creature del cielo e della terra: questo primato è stato la sete di Gesù lungo tutta la sua vita, è stato il suo cibo quotidiano (cfr. Gv 4,34).

4. Pregare con umiltà, come il pubblicato cfr. Lc 18,9-14

L'orgoglio, il disprezzo degli altri, la sopravvalutazione di se stessi sono tutti impedimenti alla preghiera; al contrario affermare con convinzione come il pubblicano della parabola: "O Dio, abbi pietà di me, il peccatore" (Lc 18,13), è la prima parola per rivolgersi a Dio. Nessuna auto-esaltazione è possibile di fronte al Dio tre volte Santo, ma solo la conoscenza del proprio peccato. Quando ciò avviene, ecco che si compie il grande miracolo: "Colui che conosce il proprio peccato è più grande di chi risuscita i morti" (Isacco di Ninive).
La relazione tra Dio e l'uomo nella preghiera va posta nell'intima verità dei protagonisti di tale incontro: il Creatore e la creatura, il Padre prodigo d'amore e il figlio perduto e ritrovato, il Medico e il malato, il Santo e il peccatore.

5. Pregare insieme, accordandosi con i fratelli cfr. Mt 18,19-20

Cristo Signore ha assicurato la sua presenza in tale situazione: "Dove sono due o tre riuniti nel mio Nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). L'accento specifico dell'esortazione di Gesù cade sul symphonein (v. 19), sul far convergere le voci, che ha come esigenza l'accordarsi, il far convergere i cuori, ossia il compiere un cammino verso una comunione profonda di sentimenti; al fine di presentarsi insieme davanti a Dio. La preghiera "sinfonica" fatta sulla terra trova esaudimento nei cieli (cfr. Mt 18,19). È significativo ciò che si afferma della prima comunità cristiana, nata dalla Pentecoste: essa viveva dell'unione fraterna, del praticare insieme la preghiera (cfr. At 2,42), tendendo ad essere "un cuore solo e un'anima sola" (At 4,32).

6. Pregare con fiducia cfr. Mt 6,7-8

È un consiglio importante che precede l'insegnamento del "Padre nostro"; ma anche altrove Gesù afferma: "Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt 21,22). La preghiera cristiana non è come quella dei pagani che affaticano gli dei moltiplicando le parole e confidando in esse; la nostra fiducia va posta in colui che ci parla e ci chiama alla preghiera: Dio, il Padre. La preghiera filiale non si misura, dunque, sulle ripetizioni e sulla lunghezza (cfr. Mc 12,40; Lc 20,47), ma sulla fede che la anima. Infatti, "il Padre nostro sa di quali cose abbiamo bisogno ancor prima che gliele chiediamo" (cfr. Mt 6,8.32), e nessun orante ha da temere che egli dia pietre al posto del pane: noi, noi sì siamo cattivi, ma Dio è buono (cfr. Lc 11,9-13; 18,19)!

7. Pregare sempre, senza stancarsi cfr. Lc 18,1-8 e 21,34-36

La preghiera richiede perseveranza, continuità. Più volte Gesù - seguito in questo da Paolo (Ef 6,18; l Ts 5,17) - ha chiesto la preghiera senza interruzione. Ora, chiediamoci con onestà: com'è possibile vivere, lavorare, riposare, dormire, incontrare gli altri, e nello stesso tempo pregare continuamente? Occorre intendersi sulle parole. Pregare sempre non significa impegnarsi nel ripetere continuamente formule o invocazioni, ma vivere un'esistenza contrassegnata da quella che i Padri chiamavano memoria Dei, il ricordo costante di Dio: "Preghiera incessante vuol dire avere la mente rivolta a Dio con grande fervore e amore, rimanere sempre sospesi alla speranza che abbiamo in lui, confidando in lui qualunque cosa facciamo e qualunque cosa ci accada" (Massimo il Confessore). In altri termini, è questione di riconoscere che il Dio vivente è costantemente all'opera nella nostra esistenza e nella storia; di lottare per essere sempre consapevoli della presenza di Dio in noi, ossia della comunione che egli ci dona, perché la accogliamo e la condividiamo con tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Un testimone di preghiera


Ho un amico che vorrebbe pregare, ma non riesce a farlo. Lei come lo aiuterebbe?
L'unico sistema è pregare io stesso ogni giorno. Io prego in modo molto semplice. Presento a Dio tutto ciò che mi viene in mente, tutto ciò che devo fare, che mi crea preoccupazioni, anche le cose piacevoli e soprattutto le persone a cui penso. Gli parlo in modo normale, per nulla devoto. Nella preghiera sento che qualcuno mi sostiene e mi supporta, anche quando vedo molti problemi, come le debolezze della Chiesa. Quando prego, vedo la luce. La mia speranza aumenta, e così pure la forza di fare qualcosa. La fiducia cresce.
Se vuoi aiutare il tuo amico, prega. Se nutre il desiderio di pregare, è già molto vicino a Dio. Cerca un luogo dove tu ed altri possiate pregare con lui. Mostrarsi a vicenda come pregare è più facile tra coetanei. Il ponte dell'amicizia gli permetterà di arrivare alla preghiera.
(Carlo Maria Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme, p.28)

Pregare è stare con Dio

Una volta il drammaturgo inglese Noel Coward incontrò uno dei suoi amici durante un ricevimento e gli disse: "Non abbiamo tempo per parlare di tutti e due. Allora parliamo di me". La nostra preghiera, spesso, comincia in modo simile. Chiacchieriamo con Dio su noi stessi, sugli altri, e nel frattempo ci chiediamo che cosa ci sarà da mangiare per pranzo. Ma se si dedica il tempo necessario, arriva a un certo punto quel momento di silenzio in cui siamo con Dio. Pregare non è pensare a Dio, quando siamo con gli amici non pensiamo a loro, stiamo con loro. Pregare è stare con Dio.
Si può prendere un versetto della Scrittura. Lo leggo, lo medito, lascio che si faccia strada in me. Lo ripeto finché non abbatte la barriera del mio egocentrismo. In questo momento è il versetto del salmo 143: "Fammi sentire al mattino il tuo amore" (v. 8). Se potessimo percepire questo amore, anche solo un pochino di più, come sarebbe tutto diverso! Ma, allo stesso tempo, lasciarmi coinvolgere da questo amore significa accettare una trasformazione radicale di me stesso. Vuol dire abbandonare la mia corazza, la mia durezza e intraprendere un viaggio che spezzerà il mio cuore di pietra. E questo fa un po' paura, è un po' doloroso.

Una preghiera autentica

"Chi è entrato in me? Chi si è unito a me con un'unione per la quale la terra non trova un nome, un'unione che orecchio non ode, occhio non vede, mente non comprende? Un'unione divina, divina in tutto, divina perché tu, mio Dio, ti sei unito a me creatura, divina perché tu ti sei unito a me mediante un miracolo divino e in un modo soprannaturale... Oh! mio Gesù, quando ti ho sentito così in me questa mattina, ti ho fatto una richiesta: Tu ci hai tanto detto: Chiedete, chiedete con fede. E io ho chiesto. Ti ho chiesto che il tuo cuore sia consolato il più possibile da tutti gli uomini. È una richiesta davvero vasta, mio Dio... Ma, sapendoti così buono e così potente, non posso fare altro che chiederti ciò che più mi sta a cuore, e nel consultare la mia anima non vi trovo nulla che io desideri più ardentemente di questo... È dunque questo che ti chiedo, o mio Dio, visto che vuoi che io ti chieda qualcosa in questo giorno nuziale".
Beato Charles De Foucauld, 7 aprile 1898

Testi di riferimento:
David Torkington, L'eremita, Ed. Messaggero, 2008
Enzo Bianchi, Perché pregare, come pregare, Ed. San Paolo, 2009
Godfried Danneels, Reimpariamo a pregare, EDB, 2009


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